Diario della pandemia al Pastificio Cerere

Fotografie di Priscilla Benedetti
Rubrica:  Quarantine Diary

 

 

…che fosse inattaccabile il “Pastificio Cerere”, baluardo artistico-industriale, lo aveva già dimostrato quel 19 Luglio del ’43 durante il bombardamento di San Lorenzo, ma oggi questa invulnerabilità viene documentata negli scatti fotografici di un “Diario di una pandemia” che spiano, complici le grandi vetrate e le altrettanto grandi complicità, il passare lento di una quarantena tutt’altro che noiosa.  Alfred Hitchcock, maestro del voyerismo patinato, non avrebbe saputo meglio raccontarla questa storia, e certamente l’avrebbe farcita di particolari più “noir” ma…ma questa è Roma mica Hollywood.

 

 

 

 

 

 

….testimonianze curiose dicevamo, testimonianze dai colori annoiati di una cartuccia “Polaroid 665” vecchia di sedici anni, fotografie di un erotismo che riporta alla mente altri tempi ed altre pandemie, i nudi di Weston e la febbre “Spagnola”, le luci sparate sui calzini di spugna bianchi come nella migliore tradizione porno-gay degli anni 80 e le luci vivide dei quadri di Hopper, la letteratura leziosa di D’Annunzio e quella scabra di Pasolini, interpreti ignari o straordinari complici, il tutto impastato sapientemente come del resto…solo al “Cerere” sanno fare.

 

 

 

 

 

…”Elogio della lentezza” volendo parafrasare Erasmo da Rotterdam ed il suo “Elogio della follia”, quella lentezza dettata da una inaspettata quarantena che tutti e tutto rallenta ed altrettanto inaspettatamente ridimensiona. La lumaca rappresenta magnificamente questo momento, lo stare nel guscio, guscio dove ci si può liberare dell’intimo nell’intimità della libertà, lo strisciare silenziosi in questa paura di muoversi che ci hanno trasmesso, il continuo vibrare delle antenne nel disperato tentativo di captare un segnale di miglioramento ed infine anche lo “sbavare”, sbavare pensando a quello che si tornerà a fare una volta strappata via quella mutanda a forma di maschera che ci hanno imposto.