Fotografie di Mario Zanaria
Rubrica: Chain

 

“Lui è Sha, ha scattato la prima copertina di Perimetro, anche lui ha vissuto a New York”, così ci ha presentati Sebastiano.

Era una delle primissime presentazioni di Perimetro, io e Sha ci siamo stretti la mano, ci siamo detti due parole e subito separati.
Lui veniva reclamato a gran voce altrove, in un ambiente a me sconosciuto, ma che lui che navigava come un vecchio lupo di mare.

Ricordo ancora un misto di ammirazione e diffidenza: da un lato quelle foto mi piacevano, mi risuonavano, e lui aveva pure un’aria simpatica
Dall’altro avevo come l’impressione di qualcuno un po’ preso dal personaggio del “fotografo dei rapper che si è fatto le ossa in periferia”

Complice Perimetro, abbiamo avuto modo di frequentarci e conoscerci meglio: la diffidenza si è dissolta per lasciare spazio al rispetto e all’ammirazione.

Mi piace molto il lavoro di Sha.
Mi piace il fatto che scatti foto che non vogliano essere altro che fotografie.
Mi piace la sensibilità e l’eleganza delle sue immagini,
Mi piace l’irrequietezza, la tensione nel cercare sempre qualcosa di più profondo nei suoi soggetti.
Mi piace la scelta di utilizzare un’attrezzatura così poco immediata che ti obbliga al rito della preparazione, a quella serie di movimenti automatici che diventano un momento di meditazione. Un pò come quegli istanti di silenziosa preghiera che si dedicano gli atleti prima di una gara, o i toreri prima di entrare nell’arena.

Quando Sebastiano mi ha chiesto chi volessi fotografare, ho pensato subito a Sha e a questo momento.

Ci siamo dovuti incontrare più volte prima di riuscire a fare gli scatti della preparazione.
Ho potuto così fotografarlo anche in una veste molto più intima, conoscendolo e apprezzandolo ancora di più e ricordandomi, ancora una volta, quanto questa scoperta dell’altro sia, in fondo, la mia motivazione più profonda dell’essere fotografo.