Fotografie di Salvo Giuffrida
Testo di Francesca Fichera
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È un giorno di sabbia disabitata,
e noi naufraghi da un senso di appartenenza.
Guidati.
Stretti, costretti, inceneriti.
Ho una visione:
vorrei che rinascessimo liberi.
Ed è solo un giorno di sabbia disabitata,
in Sicilia, ottobre.
Ottobre è un inno alla libertà, alla giovinezza ed alla rinascita, dopo l’afoso torpore estivo.
Noi Siciliani abbiamo la fama di essere comodi, ritardatari, e anche pazzi. Ed è vero: per noi, per esempio, la primavera arriva nel mese di Ottobre, dopo che il caldo ha fatto il suo dovere di bruciarci completamente l’anima e i sensi, compreso il cervello. Perché d’estate noi moriamo respiro dopo respiro, distesi a tutte le ore sulle sabbie dei lidi e delle spiagge libere, mentre guardiamo un’alba, un tramonto, un picco di sole ancora. Poi, di colpo il giorno finisce, l’incendio pure, e ci arriva addosso un’aria strana, diversa, che non sappiamo che cosa vuole da noi. Il suo odore è opaco, un po’ umido, assomiglia – per intenderci – a quello delle vecchie foto a stampa, chiuse nelle scatole di latta o negli album ricordo di qualche decennio fa. La temperatura comincia a scendere, il caldo forte non si vede più, eppure noi continuiamo ad andare amare. Un po’ per sport, e un po’ perché siamo ostinatamente orgogliosi. In Ottobre noi vogliamo una sola cosa: rinascere. Allora ci buttiamo in acqua, nudi. Del resto, solo così il sale del mare può curare l’eterna e inconsolabile bruciatura che portiamo dentro.
Perché noi Siciliani, tutte le volte che ci siamo arenati, dopo rinasciamo. E se la volta è quella buona, finalmente più liberi.