Beyond the glass

Fotografie di Davide Aichino

 

Durante il lockdown, ho deciso di raccontare lo stato di isolamento delle persone nella città di Milano dai giorni più drammatici al ritorno alla normalità.

Ho trovato nel vetro un simbolo, un elemento grafico e fisico di questo isolamento.

Il vetro riduce i rumori, i suoni, ci permette quindi di isolarci non solo in senso fisico ma anche emotivo e mentale.

Le persone che ho fotografato sono diverse, di diverse professioni, di diversa popolarità, ma vivono tutte a Milano. Mi sono limitato alla città di Milano perchè mi ha accolto.

Di questa città non avevo mai percepito un senso di comunità così ampio che paradossalmente si è espresso nel momento di più grande tensione e difficoltà.

Ogni volta che ritraevo i miei soggetti, ho provato la stessa sensazione, un’apertura del cuore ed una delicatezza d’animo sorprendenti e commoventi. Come se questo virus avesse spazzato via tutte le sovrastrutture che la società fino a ieri ci portava ad avere.

Molto spesso mi è stato detto che ero la prima persona che vedevano dopo due mesi di quarantena, prima dei compagni di vita o amici. Mi sono emozionato ogni volta che sentivo questa frase. Questa frase mi ha fatto capire quanto per le persone sia importante dare una propria testimonianza per la società, quanto sia importante per loro esprimere le loro emozioni in un momento come questo.

Ho voluto scattare velocemente, senza costruirmi set e senza l’ausilio di tecnica fotografica rilevante perchè volevo che la reazione delle persone scelte fosse istintiva, con meno filtri possibili legati alla preparazione del servizio fotografico.

La scelta della sobrietà tecnica è stata anche dettata da un desiderio di avvicinarmi il più possibile all’approssimazione visiva dell’occhio umano guardando attraverso la barriera del vetro.

Sorprendentemente, a livello visivo, il vetro non ha avuto una funzione negativa ma ha associato la realtà di fronte a me con quella alle mie spalle. Questo ha creato riflessi, luci e specchiature impreviste, creando un’estetica inaspettata.

Il vetro mi ha permesso di farmi vivere quello che gli occhi delle persone fotografate hanno osservato e vissuto in questo isolamento dalla realtà.

 

 

Saturinino Celani
Polistrumentista, compositore e produttore discografico italiano

Una distanza sociale e fisica che avvicina due persone che mi ha permesso di sentire tutte le sfumature della sua voce e di distinguerla da tutto il resto…

 

 

 

 

Roberta Cardenio
Modella

La domanda che mi pongo adesso è: cosa ci aspetta ora oltre la nostra finestra?

 

 

 

 

 

Gigio D’Ambrosio
Dee Jay Conduttore radiofonico di RTL

Dietro a quel vetro c’è sempre qualcuno che in diretta o in differita riceverà quell’arcobaleno di emozioni che un essere umano è capace di “trasmettere”.

 

 

 

 

 

Michele Mozzati
Scrittore, autore televisivo e teatrale, editore

Stiamo rintanati dietro ai vetri, aspettando che passi il virus fuori dalla finestra per dargli due legnate.

 

 

 

 

 

Johannes March
Imprenditore Presta volontariato consegnando beni di prima necessità alle persone meno abbienti.

Oggi più che mai, mentre siamo liberi di scegliere le nostre azioni, non siamo liberi di scegliere le conseguenze delle nostre azioni.

 

 

 

 

 

Claudio Ligato
Designer director Direttore creativo Elie Saab

Dietro quel vetro riuscivo ad immaginare un mondo colorato, silenzioso, bello dove la natura non può fare a meno di noi e noi di lei.

 

 

 

 

Gaia Danieli
Manager Field Sales Executive presso Getty Images

Che cosa diventano i rapporti umani in un paese che si abitua a vivere in questo modo non si sa per quanto tempo? E che cosa è una società che non ha altro valore che la sopravvivenza? Che cosa non farei più oggi, rispetto a un anno fa?

 

 

 

 

Diego Dolcini
Designer

“Questo tempo ha lacerato le nostre sicurezze, dando spazio a noi stessi, da soli, per poter riflettere su un nuovo modo di essere noi”

 

 

 

 

Luca Lucini
Regista Recentemente ha diretto Made in Italy e The Comedians

Guardandomi indietro penso che, al netto del dolore che purtroppo troppe persone hanno sofferto, questo periodo sia stato un passaggio molto importante per ognuno di noi e per la società tutta; ora possiamo tornare al di là del vetro con una diversa coscienza.

 

 

 

 

 

Maria Elena Marabotto
TV Producer Produttore delegato / curatrice presso Sky Italy

Il cambiamento fa paura, è spiazzante. Decidere di passare da una parte all’altra è decidere di far vincere la curiosità sulla paura.

 

 

 

 

Luciana De Lauretis
Medico specialista in ginecologia e medicina della riproduzione

Il vetro aiuta a non polverizzarsi nel vento, a ricompattare il mondo interiore. E a immaginare e inventare un mondo fuori pieno di tante anime in cerca di piccole uova trasparenti dove entrare ed essere accolte.

 

 

 

 

 

Emanuele Misuraca
Attore e musicista

“Da tanti anni trascorro molte ore della mia giornata dietro un vetro. Un’abitudine consolidata perché è un elemento costante e necessario nel mio mestiere che viaggia oltre il contatto fisico.

 

 

 

 

 

 

Maurizio Cerabino
Medico Urologo Andrologo presso l’ospedale di Legnano

Mi sono trovato ad affrontare nuove sfide, con sentimenti contrastanti, tra la voglia di imparare a fare cose nuove, la disponibilità a rendermi utile e la paura di non riuscire fino in fondo, con tutti quei pazienti che avevano bisogno di aiuto.

 

 

 

 

 

Alessia Mauri
Ballerina

Avrei voluto proiettare dalla finestra la mia immagine per poter ballare libera e sospesa in cielo, come un ologramma; io in mezzo alle case: gambe, braccia e capelli che si muovono in tutto quello spazio, lo utilizzano per danzare e nel frattempo creare uno spettacolo per gli altri, la musica che risuona all’aperto senza paura di dar fastidio, senza l’austerità che ci stanno imponendo.

 

 

 

 

Edoardo Todeschini
Cuoco, Titolare de Rob de Matt, ristorante di Milano

Penso al distanziamento sociale, penso al dopo e come si trasformerà la società. Penso a Rob de Matt come a una finestra o una porta aperta. Non come uno di quei plexiglass che vengono immaginati come risoluzione per non avere contatti diretti.

 

 

 

 

 

Cosimo Buccolieri
Fotografo

E’ stato un periodo surreale, vissuto in solitudine in una Milano deserta e silenziosa. Le  videochiamate con amici e parenti scandivano le mie giornate sempre uguali e monotone. C’è stato un grande dialogo con me stesso, che no avevo da anni a causa delle intense giornate lavorative che non ti lasciano il tempo di riflettere. Essendo io una persona discreta, non amo essere ritratto, perché penso che in qualche modo tu ti metta a nudo di fronte all’obbiettivo. Ma quando Davide mi ha proposto la sua idea originale non ho potuto dire di no. Il vetro attraverso il quale scattava mi ha dato un senso in sicurezza e protezione. Ho trovato una grande similitudine col mio lavoro da fotografo che vede il tutto attraverso le lenti e nasconde la faccia dietro una macchina fotografica che gli fa da scudo dal soggetto ritratto.