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Umberto Eco durante la conferenza tenuta al Museo Guggenheim di Bilbao il 25 giugno 2001, conduce una brillante disamina, in anticipo sui tempi, sull’evoluzione del sistema museale e di quello artistico. In particolare Eco esplora la tematica centrale del rapporto tra lo spettatore e l’opera che riflette bene una distanza necessaria per mettere in risalto il contrasto evidente e naturale tra il contenitore e il contenuto, dove il contenitore diventa simbolo di rigenerazione del concetto stesso di museo e nuovo motivo, nelle parole di Eco, per visitare il museo stesso, dove la magia del contenitore supera le opere che questo contiene, dove a contare sono di certo le opere, ma ancor più il percorso a spirale che si compie per vederle rapidamente in successione.
Nelle parole di Eco si evince come la trasformazione del museo moderno abbia portato benefici al sistema museale, soprattutto nell’approccio dello spettatore nei confronti dell’arte contemporanea, quella che Eco definisce Fruizione nella disattenzione, poiché, sebbene ben organizzato e suddiviso per epoche, generi o stili, il museo moderno diventa un luogo nel quale è impossibile vedere tutto quello che contiene. La grande intuizione del museo contemporaneo, secondo Eco, è stata l’inserimento di elementi e pretesti per dilazionare, interrompere e riprendere la visita, senza affaticare l’occhio e la mente. Questa nuova modalità di percorrere la visita, in un continuo flusso di informazioni, permette allo spettatore di ricevere diversi stimoli e da questi produrre nuove percezioni, di vivere il trionfo del contenitore sulle opere.
Questo discorso, applicato al mondo della fotografia genera un innovativo modo progettuale della visione fotografica, invertendo il tradizionale ruolo del primato affidato al luogo fotografico, lavorando così sul concetto della distanza che necessariamente si instaura tra soggetto e fotografo. Il risultato godibile dallo spettatore non sarà dunque lo scatto in sé, ma la distanza immortalata dalla macchina fotografica, un sistema che permette di utilizzare la fotografia per raccontare la fotografia stessa.