DIRTY BOOTS – Ariete

Rubrica: Dirty Boots

A cura di Mattia Zoppellaro
Fotografie, Intervista e Art Direction di Mattia Zoppellaro

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A: Sto studiando per la patente nautica. Stasera c’ho l’esame!

MZ: Dove?

A: via Andrea Doria, dietro casa mia. Sono molto legata al mare. Nata e cresciuta ad Anzio. E il mio sogno è a 50 anni avere una barca e andare… Pure a fare i tour guidati di Ponza, un’isola dove sono praticamente cresciuta. Poi sto andando in palestra, prendo la creatina, vado in studio e dallo psicologo. Queste sono le cose che faccio da due anni a questa parte
(Arriva la birra) Tu vuoi pure una birretta?

MZ: Grazie mille. Brindiamo alla barca allora. Raccontami un po’, il tuo rapporto con la musica… come è iniziato?

A: Con mio padre ho un rapporto turbolento,… ci scanniamo molto ed è così da sempre. Però lui è malato di musica, mi racconta sempre che quando mia madre era incinta mi mettevano Paolo Conte, capito? Poi mi ricordo che papà aveva una pennetta USB che suonava sempre, con Guccini, De Andrè, Dalla, io avevo sette-otto anni. Mio padre è stato giornalista di cronaca nera per tanti anni, e fa lo scrittore, ed è un fan sfegatato di Pino Daniele. Quando morì stette male come se fosse morto il suo di padre. Quando pensa a Pino ancora si commuove, mi resi conto che per lui la musica era proprio importante. All’auditorium negli anni ho visto Gino Paoli, Paolo Conte, Bollani… come direbbe nonno Vincenzo posso pure morire. A Pino scrissi pure una lettera per la sua morte… mio padre ce l’ha da qualche parte. Attorno ai 10 anni ho iniziato a seguire le boy band, tipo One Direction, li vedevo che facevano tour mondiali negli stadi, un sacco di interviste, avevano milioni di fan. Il mio preferito era Zayn, la mia prima crush musicale. Pensavo: “che figo fare musica portarla in giro nel mondo”. Fino ai 15 anni non volevo proprio sentire niente, non volevo sapere degli altri, io stavo là con gli One Direction, volevo essere come loro. Tra l’altro avevo fatto un duo con mio fratello. Iniziai a scrivere le mie prime cose in inglese perché volevo diventare una star mondiale… poi ho capito che mi conveniva iniziare prima in italiano, visto che è la mia lingua madre. Mi è sempre piaciuto suonare, cantare e in generale pure ballare, in una parola: performare. Nei primi due tre anni di liceo ho conosciuto Giulia, la mia prima ragazza, un paio d’anni più di me, con cui sono stata fidanzata due anni, e a cui devo tantissimo. Ci siamo lasciate male, poi siamo tornate amiche, poi di nuovo cattivi rapporti… Devo ringraziare lei se ho pubblicato il mio primo pezzo da sola che è “Quel bar”… glielo mandai e mi disse: “mi hai veramente rotto il cazzo! se non lo pubblichi te lo pubblico io da qualche parte”. Andò a fare un camposcuola a Madrid e comprò questo bucket hat di Adidas per lei, ma aveva i capelli corti e molto ricci e quindi tornò e mi disse guarda io non lo metto, secondo me sta bene a te… ed è diventato tipo signature Ariete. I primi video me li ha fatti lei, la copertina di “Quel Bar” l’abbiamo scattata a casa sua.

MZ: La tua Astrid Kirchner!

A: Ci siamo lasciate poco dopo… io ho iniziato a lavorare e lei era un po’ gelosa. Tipo: “l’abbiamo fatta insieme io e te sta roba”. Lei ha sofferto, pensava quasi fosse un gioco tra di noi, un’attività ricreativa della nostra coppia. Poi ho iniziato a fare la cantante, e per me non è stato più un gioco. Io parlo sempre di lei quando faccio le interviste perché ha un posto speciale nella storia di questo progetto.

MZ: Tu hai iniziato a suonare in cameretta

A: Sì io avevo questa grande voglia di andare fuori dai binari rispetto alla mia famiglia, che è quello che devi fare quando stai crescendo. Ho avuto comunque degli anni turbolenti al liceo. Mio fratello più piccolo ha avuto un bel po’ di problemi, la mia famiglia è stata appresso solo a lui. Dentro casa erano mia madre, mio fratello e mio padre a scontrarsi sulle cose della vita, e poi c’ero io che cercavo di stare nell’angolo il più possibile, stavo molto da parte rispetto alla dinamica familiare. In quel periodo non ho sviluppato un rapporto così veritiero con tutti e tre perché, ovviamente, avevano altre priorità… Lì sono diventata una persona che ha imparato a non scaricare i propri problemi sugli altri. Sono stati 7-8 anni in cui mio fratello era il main focus. A 14 anni mi hanno vista tipo ok “daje sei mezza sana, ti diamo il motorino!” Stavo molto spesso fuori con i miei amici e quando stavo a casa, era puntualmente in camera mia e stavo là che mi suonavo la chitarra e la pianola che avevo ancora dalle medie. Ho fatto un paio di lezioni per mia madre, che mi diceva: “se ti piace il pianoforte, allora studialo! Guarda che mani affusolate che c’hai!”. Ho preso due lezioni di pianoforte, mezza lezione di chitarra e poi ho preferito andare per i fatti miei. Per me pianoforte e chitarra sono sempre stati due strumenti più di appoggio per comporre. Non volevo imparare a fare Highway to Hell all’elettrica e suonare in una cover band. Per comporre non ti interessa la tecnica. Penso di avere delle buone competenze, però se mi chiedi di fare un si bemolle minore magari vado a orecchio ma non so dove sta sui tasti della chitarra.

MZ: Ascolti tanta la musica?

A: Negli ultimi due anni ne ho ascoltata pochissima. Mi piace tanto la roba fuori dall’italia. In italia ascolto veramente poco, ma non perché mi fa schifo tutto quello che c’è intorno, anzi.
Mi ricordo perfettamente il giorno in cui mi sono fatta la mia prima canna e ho scoperto la playlist rock di Spotify. Ero con i miei due migliori amici a Nettuno. Ho scoperto gli Smashing Pumpkins, gli Oasis, “Where is my mind” che è uno dei miei pezzi preferiti che poi ho associato a Fight Club, quindi mi sono appassionata parallelamente al cinema. Negli ultimi anni le cose che ho ascoltato di più sono Battisti, gli Smiths e Dalla. Però non sono più quel tipo di persona che ero tra i 13 e i 17 anni: stavo tutto il giorno, tutti i giorni con le cuffiette, ascoltando duemila canzoni… forse sono un po’ più interessata ai film ultimamente, mi sono recuperata un bel po’ di cose che non avevo mai visto. Ad esempio non avevo mai scoperto Monica Vitti, ho visto tutti I suoi film. Dramma della Gelosia è una delle mie cose preferite. Ho scoperto Larry Clark, Gregg Araki, Claudio Caligari, che è un peccato che abbia fatto solo tre film… “L’odore della notte”… quel film mi ha messo le mani in faccia… Più cinema che musica ultimamente. Ora sono fidanzata con una ragazza molto molto molto molto appassionata… ha una libreria di 30.000 canzoni…delle volte parte un pezzo e io le chiedo: “ma dove cazzo l’hai trovata?!” L’ultima volta mi ha regalato Kid A dei Radiohead che pure ascolto un botto.

MZ: I Radiohead sono la mia corazzata Potemkin, non li riesco a sopportare, ho un grossissimo problema con la voce di Thom Yorke

A: A me invece danno uno schiaffo in faccia! Sono andata al concerto a Bologna e ho visto la luna! Se fossi andata dalla Croce Rossa e mi avessero fatto un elettrocardiogramma, mi avrebbero trovato I battiti a 200! Stavo così bene che non mi sono manco accorta che lui è stato sul palco,  Cerco ispirazione nei film, nella musica in tutto, la letteratura invece è una grande lacuna… mio fratello legge un libro a settimana… Ricerco forti emozioni, dopo questi anni in cui sono stata ferma, mi sono messa a scavare dentro di me, perché è molto facile quando inizi a 18, 19 anni, poi diventa lavoro, inizi a fare i soldi, ti compri una casa, una macchina, hai delle facilitazioni a livello sociale. Più che altro se hai la fortuna, come me, di fare un discreto successo e di conseguenza i soldi, questi rischiano di mandarti fuori dai binari. Io per fortuna ho avuto una certa educazione economica e sociale da parte della mia famiglia, che è gente per bene, che ci tiene. Però c’è il rischio che ti arricchisci, e…ora scrivimi qualcosa?? Soprattutto non hai mai sentito Ariete flexare, capito? Un rapper lo fa. L’ispirazione di tanti pischelli nei confronti di quel genere musicale è proprio quella. Lui che con l’orologio fa, “ho 100.000 al polso, tu mi succhi il cazzo”, capito? Se sei una persona molto affezionata alla forma canzone, che comunque è schiava di questo sistema in cui lavori, fai il disco, fai i soldi, poi è molto difficile. Non mi volevo fermare lì, al fatto che ho già raggiunto tutto quello che volevo raggiungere, perché veramente ho raggiunto tutto quello che volevo raggiungere: ho comprato una casa, ho fatto i tour, ho viaggiato, posso comprarmi quello che voglio, posso andare dove voglio. Devi strutturare un nuovo obiettivo, perché se non lo fai puoi rimanere fermo allo stesso punto per sempre. Se il tuo obiettivo è solo grattare il pentolone, una volta che sei dentro al giro dei musicisti, troverai un modo per grattarlo. Io vado da Bomba (Dischi) e dico: voglio fare solamente eventi di aziende private e fare uscire un disco di merda… Boh! Ritrovare il motivo per cui lo fai è la cosa difficile, soprattutto se poi devi scrivere canzoni importanti, non nel senso di classifica, importanti per me e per la gente che mi ascolta. Con Bomba ho il rapporto più bello del mondo, perché non sono quel tipo di persone che ti impongono di monetizzare… “tocca fare questo, poi questo, poi quello, poi quell’altro, poi un altro disco…” con loro faccio quello che voglio, vivo dove voglio, viaggio quanto voglio. Nel 2024 mi sono fermata, perchè ne ho avuto bisogno. Ho sentito l’esigenza di scavare e trovare un motivo per ascoltare musica, guardare film, uscire la sera, fare amicizia, fare sesso, scrivere canzoni, capito?

MZ: Un principio di depressione?

A: No, mi sono fermata per mia volontà, e caso ha voluto che in concomitanza mi sia anche lasciata. I primi tre mesi non avevo programmato nulla, inizio dalla psicologa, vado in palestra, vado dal nutrizionista, mi concentro al 100% su di me.  Conosco bene le malattie mentali per mio fratello. So quanto la testa sia padrona sul corpo, infatti temo una malattia mentale quanto una malattia fisica. La mia più grande paura: soffrire di ansia, depressione, disturbo bipolare, disturbo della personalità. Ho avuto questo periodo ad inizio dicembre in cui mi sentivo molto debole.
Questo perché ho scavato molto con la psicologa, ci ho costruito un rapporto e senza quasi accorgermene ho indagato l’ansia.
Ho fatto il Circo Massimo per il primo maggio quando avevo 22 anni, in completa tranquillità. Senza quasi emozionarmi. Essendo ferma da tanto tempo ora che ricomincio a suonare live, ho un po’ paura di non saperlo più fare come prima. Perché comunque tre anni non sono pochi, non sono tanti ma neanche pochi. Soprattutto per una persona della mia età… sono uscita dal liceo e durante il Covid ho iniziato a lavorare. Fino ad ora non avevo mai vissuto un vero e proprio stacco: prima c’era la vita del liceo, gli amici, le serate in giro per Anzio a fumare canne. Poi sono piombata nel Covid e ne sono uscita con un’altra vita..

MZ: E poi con il covid sei forse l’artista che ha fatto più…

A: Sì, sono l’unica persona che ha trovato lavoro durante il covid. Si può dire?! Poi ho iniziato a fare  concerti, collaborazioni, il primo disco vero e proprio, poi Sanremo,  tour nei palazzetti, e poi mi sono fermata… Ora è subentrato il pensiero di riuscire a rifare questa roba senza avere la spensieratezza che avevo prima.  Tutto quello che c’è stato prima è stato ovviamente fatto benissimo, a gonfie vele. Quando ho fatto Sanremo è stato perché lo volevo, nessuno me l’ha imposto.

MZ: Come hai vissuto quell’esperienza?

A: Presente quando stai su un treno in corsa, passi davanti a un incendio e lo vedi per un secondo? Non senti la puzza di bruciato. Vai a 300 all’ora, non te ne accorgi. Ho fatto così tante cose che non avevo modo di pensarci. Ricordo che mi batteva il cuore fortissimo, avevo un nodo in gola. Se domani dovessi andare sul palco dell’Ariston, sono certa al 100% che la vivrei molto diversamente, più consapevolmente. Sanremo è stata la cosa più tosta a livello mediatico, di impegno fisico, pratico e morale. Stai là dalle 8 di mattino fino a mezzanotte, quasi mai a cantare… stai a macinare, macinare, macinare. Molti lo fanno e poi ne hanno il rifiuto, non se lo guardano neanche più in TV, proprio non gliene frega un cazzo. Io invece negli ultimi tre anni la settimana di Sanremo me la son seguita dal primo all’ultimo giorno da spettatrice… accendiamo e vediamo che succede. All’una spegni la tv, vai a dormire e non è successo nulla, capito? Sul palco vivi Sanremo come se la tua casa fosse sull’orlo di un burrone, capito? Dove pensi: se non faccio bene questa cosa perdo tutto.
Tralasciando i social, in cui c’è il vomito di tutti, e meno li vedi e meglio stai, vivere Sanremo è tosta, una corsa di una settimana in cui l’ultimo giorno hai gli occhi rigirati, però è pure bello.
Avevo visto Sanremo solo nel 2021, perché c’era Madame, ho detto voglio supportare la mia amica! Poi dopo che te lo guardi una volta con gli amici, ti rendi conto: “oh ma sta roba è davvero così?!” Invece quando stai là sopra, è nero totale, mi ricordo solo una luce rossa, il tipo con la handycam che ti inquadra. Tipo quest’anno, prima serata, prima artista Dito Nella Piaga, ha iniziato a cantare e mi sono sentita male per lei, ho detto tipo: “non so mica come sta facendo…”
Io ho molte paure che due, tre anni fa non conoscevo di me.
Nel 2022 appunto, quando avevo 20 anni, nemmeno mi rendevo conto di quello che stavo facendo: andavo a ballare, andavo a dormire dall’amico dell’amico… Ho fatto amicizia con tremila persone, di cui alla fine a me non fregava un cazzo e a loro meno che a me. Negli ultimi anni invece ho proprio detto, no, se sto di nuovo in una relazione ci sto in questo modo, se sono tua amica lo sono così… se esco lo faccio perchè c’ho voglia. Quindi mi sono un po’ chiusa, sono diventata molto più selettiva, molto più pignola con me stessa. Ultimamente che ne parlo molto con la psicologa, mi chiedo, “ma io ce l’ho, in canna, un’ora e mezza di live?” Lei mi domanda: “quando hai fatto una cosa veramente grossa in cui sei stata bene?” Io le dico: “il primo maggio a San Giovanni, nel 2022”, e lei: “bene, quando tu ricomincerai a fare i concerti, tu dovrai solo pensare a quella sera a San Giovanni, e io: “c’è una sola cosa che sono certa non ritornerà mai più, ovvero l’inconsapevolezza”, quella che ho avuto in quel primo periodo, non sapendo che sarebbe diventato tutto così grande, non sapendo che ci avrei vissuto, ci avrei campato e stracampato, non sapendo che avrei avuto determinati risultati. Tanto è dovuto all’inconsapevolezza che avevo, come quando sei nostalgico della tua prima volta, della tua prima fidanzata, del primo esame della tua vita, delle cose grandi che non ti sei reso conto veramente di aver fatto, devo scontrarmi comunque con la consapevolezza di ciò che ho fatto e che devo fare adesso, tutto qua.
Mi è successa una cosa: io per due anni buoni non camminavo bene perché ero caduta sulla neve a gennaio ‘22 e fino a gennaio ‘24 non mi sono operata. A novembre ‘23 finiamo il tour nei palazzetti e a gennaio mi sono operata, e sono stata fino a marzo-aprile in convalescenza e stampelle. Quando mi sono tolta quell’accollo mi sono riconnessa, mi sono fermata per 3-4 mesi e non è successo niente, vedi che ti puoi fermare? Puoi fare le tue cose con calma, prendendoti cura di te?
Prima facevo molta fatica a stare da sola, adesso amo stare da sola.

MZ: Ti annoiavi?

A: No, però, prima dovevo per forza stare tutti i giorni con gli amici, con la mia ragazza. Anche quando andavo in studio, invitavo sempre gente. Anche per andare a fare la spesa. Stare da sola un po’ mi spaventava, anche in casa. Avevo anche paura dei ladri, non dormivo da sola la notte, mai. Il primo periodo in cui ho preso consapevolezza della potenza di stare bene da sola, sono andata a Londra una settimana per conto mio, uscivo da sola, cinema da sola, concerti da sola.

MZ: Io amo fare le cose da solo: cinema, mostre. Non sono mai riuscito ad andare a un concerto da solo.

A: Io ho visto i concerti più belli da sola.

MZ: Prima volta a Londra da sola?

A: Una settimana… non è poco!
La sera alla fine ho conosciuto anche persone fighe… sono andata ad una festa di compleanno fuori Londra, mi sono divertita.

MZ: Lavorativamente è molto figa, molto stimolante, però come ambiente, l’ho sempre trovata una città in cui mi sento ospite. Molto più che a New York ad esempio.

A: New York mi piace tanto. E potremmo dire grazie al cazzo ovviamente!
Mi piace la vita di città.
Mi piace pure l’idea di avere anche un posto che non abbia un cazzo  niente a che fare con la città. Nel mio caso, l’isola di Ponza. Con una barca…
Roma mi piace tantissimo, sto proprio da Dio qua. Mi dà emozioni. Quando torno a Roma sento di tornare a casa. Ci sono pochissimi posti che mi fanno dire cazzo sarei rimasta un altro paio di giorni.

MZ: Ti ispira lavorativamente?

A: Si! Anche se la ciccia deve essere la tua. La puoi trovare qua, la puoi trovare a Berlino, in un superattico di Rio de Janeiro, o non la puoi trovare mai.
Perchè la devi trovare in te. Una volta che c’è la ciccia fa figo dire andiamo a registrare le voci in un castello top.

MZ: Il tuo posto lo trovi dove trovi ispirazione per fare quello che fai. Non è la comodità, Non è neanche la bellezza.
Io non amo Milano alla follia, però mi dà un sacco di stimoli, soprattutto nelle periferie.

A: Penso proprio che l’ispirazione la devi trovare da te. non so se la tecnica giusta sia quella di scavare come ho fatto io, tirando fuori una necessità diversa. Quando non lo fai di lavoro la tua necessità è farlo diventare lavoro, quando succede la tua necessità è mantenerlo, e tante volte ti riduci a fare compromessi… inizi a fare la cosa più commerciale inizi a fare il feat che non ti piace ed entri in un circolo vizioso. Non hai bisogno di domiciliare a Milano per essere un cantante… puoi stare a Roma, Catanzaro, Foggia, Reggio Calabria, Berlino, Londra… ovunque tu voglia stare. Un posto per registrare mezza cosa lo trovi e poi se devi firmare i vinili e farti la settimana a Milano lo puoi fare. L’anno scorso sono stata un mese a Milano perché dovevo chiudere delle cose. Sono salita in macchina col cane, ho preso una casetta carina col giardino perché così stavamo bene, e mi sono fatta Milano come volevo. Ma potevo stare in qualsiasi parte del mondo, se io non avessi scavato in me, potevo mettermi pure sdraiata a farmi il bagno nella Fontana di Trevi e dire ispirazione vieni a me… e comunque non l’avrei trovata…Il corpo contiene una cosa importante che è l’anima. Tu puoi spostarti dove ti pare, però se quella roba non l’hai smossa in qualche modo, non ti sei fatto delle domande, non hai cercato delle risposte, non hai cercato di cambiare il tuo approccio, rimani un corpo vagante.

MZ: I tuoi genitori hanno criticato la tua scelta di essere artista?

A: All’inizio ci sono stati un bordello di scontri a riguardo. La battuta era: “se mettessi un 10% su greco di quanto metti sulla musica, oggi avresti tutti otto”. Lo dicevano anche I miei professori. Non voglio fare uno story time sui miei che non credevano in me: Non è vero, sono due persone strane, infatti non sono durati troppo assieme, però sanno stare al mondo, mio papà soprattutto. Mi ricordo quando abbiamo fatto la prima riunione con Bomba per firmare i contratti, più o meno post covid (io ho fatto uscire il primo EP con loro senza avere la possibilità di firmare, perché eravamo tutti in quarantena). Mi ricordo che Pillole era tipo terza in viral 50, ed era morto da poco Ezio Bosso, artista per cui provo ovviamente massimo rispetto, però è normale che fosse tornato in top 50, perché, ahimè, ci aveva lasciati. Tutti intorno al tavolo, contratti in mano, e mio padre: “io non ci posso credere che tu sei sopra Ezio Bosso, ma ti rendi conto di chi è, con quella canzone poi…”, non ci poteva credere. Anche per questo poi ho ricostruito il rapporto con i miei. È strano da dire, ma paradossalmente dal punto di vista familiare, dal punto di vista di rapporti e di relazioni, è come se fosse cambiato qualcosa: sono diventata adulta, lavoratrice come loro.

MZ: Io devo quello che faccio al fatto che non mi senta figlio dei miei genitori, nel senso che gli voglio un sacco di bene, soprattutto a mia madre, mio padre se n’è andato quando avevo due anni, però sono estremamente diverso da loro. Per la mia indole, se loro fossero stati fotografo o regista, io avrei fatto, per dire, l’avvocato o l’ingegnere.

A: Io uguale.

MZ: Ho un’attitudine ad andare contro… così come sono molto grato al fatto di venire da una città piccola, perché altrimenti non sarei mai stato spronato ad andare a conoscere il mondo. Io voglio far sempre far parte di un club che non annoveri tra I suoi membri uno come me, come dice Woody.

A: Tu sei di Pordenone?

MZ: No sono di Rovigo, che è una Pordenone che non ce l’ha fatta

A: Ahahah

MZ: Sei sulla torre cosa butti giù: suonare live o comporre?

A: Ora direi suonare live… perché sto componendo ed è una cosa che non ho mai fatto prima con così tanta attenzione. Prima era tipo… sono in tour, vorrei che fosse ora di far uscire il disco nuovo. Quanti pezzi abbiamo? Dieci? Quattordici? Ok, vabbè… questo lo scartiamo, questo lo scartiamo, dodici pezzi in tracklist. E poi non avevo nient’altro. Tutte le cose che sono uscite sono sempre state le uniche che avevo, perché non avevo proprio tempo di pensare ad andare in studio e di scartare la roba.
Io non voglio più arrivare alla consegna del disco con 15 pezzi in totale, voglio trovarmi ad avere 50 pezzi tra le mani tra cui scegliere.

MZ: Parti con il testo o parti con la musica?

A: Con la musica. Sempre. Devo sentire un richiamo dalle note. Io sento un giro di accordi e mi viene una parola o un macro discorso da costruire. Oppure mi ricordo una cosa che ho detto tre giorni prima e la metto dentro. Però mi devi dare un giro di accordi che mi dà uno schiaffo in faccia, se no non scrivo niente. Nulla.  Si accende il motore quando ascolto una bella cosa. Quella roba lì la faccio suonando chitarra o piano.

MZ: “Le cose che ho fatto per piacerti” è  forse il tuo pezzo che preferisco

A: vuoi sapere quella come è uscita? eravamo a una cena-buffet prima di fare un concerto per una radio, c’era una chitarra ho fatto il giro, e ci ho scritto sopra poi l’ho ripresa e rielaborata. Mi piace avere la chitarra in mano, la amo, più del pianoforte, che per me è tanto più difficile… se canni un accordo sei rovinato. Con la chitarra un modo lo trovi. Anche solo che gli dai una botta e ricominci. Perché è più ritmica, più di pancia  Se c’è una chitarra io la prendo sempre in mano. Tranne alle cene e ai falò in spiaggia. Là mi attacco al cazzo.