Fotografie di Andrea Finocchi

Nella parte est di Roma, tra Via di Cervara, il fiume Aniene e l’autostrada A24, si trova Casale Caletto, un quartiere segnato dalle difficoltà quotidiane che tante famiglie della periferia conoscono fin troppo bene. Un luogo che, come tanti altri, rischia di passare inosservato.

Ma qui, qualcuno ha scelto di restare. Qualcuno che ha deciso di guardare negli occhi chi soffre e di fare qualcosa di concreto. L’Associazione Culturale Casale Caletto, fondata da Mirko Frezza, Paola da Grava e Alessandro Giuli, è diventata molto più di un centro di assistenza: è un abbraccio per chi si sente solo, un porto sicuro per chi non sa a chi rivolgersi. Ogni mese vengono distribuiti circa 1.600 pasti caldi e pacchi alimentari, ma insieme al cibo arriva il dono più prezioso di tutti: la vicinanza umana.

L’Associazione apre le sue porte anche per feste ed eventi comunitari, perché comprende che le persone non hanno bisogno solo di sopravvivere, ma anche di sentirsi parte di qualcosa, di ridere, di stare insieme.

Una vecchia Fiat Cinquecento abbandonata è diventata grembo involontario di un albero che cresce indifferente attraverso l'abitacolo.
In uno specchio incrinato, il volto di un collaboratore emerge integro tra le fratture del vetro.
Su una terrazza popolare, un gruppo di ragazzi conversa, circondato da una foresta di antenne TV che si erge come skyline surreale sopra il quartiere.
In un angolo appartato dell'associazione, un collaboratore si raccoglie in preghiera, in ginocchio sul tappeto, in un momento di umile dialogo interiore.
I collaboratori scaricano e catalogano con cura i beni alimentari donati, primo anello di una catena di solidarietà che garantisce qualità e sicurezza fino alla distribuzione alle famiglie del quartiere.
Una sposa raggiunge lentamente lo sposo.
Terminata la manutenzione, un collaboratore si concede un momento di riposo.
Una collaboratrice porta il pane dalla cucina alla sala, mentre due commensali attendono pazienti il loro turno a cena.
Nel quadro del Cristo, la superficie riflette le sagome inginocchiate dei fedeli, creando un'immagine toccante in cui fede e comunità si specchiano l'una nell'altra.
Un grave incendio presso il campo Rom adiacente ha causato una nube tossica e la chiusura della viabilità per consentire i soccorsi e tutelare la salute pubblica.
Nello specchio dell'ascensore, le spalle di un condomino e la pulsantiera dei piani si fondono in un riflesso che racconta la routine e la stratificazione verticale della vita popolare.
Le case popolari danno le spalle alla valle dell'Aniene.
Una mano si posa con delicatezza su un vetro segnato dal tempo.
In cucina, i prodotti appena scaricati vengono assemblati con cura in pasti confezionati.
Un collaboratore segue le news televisive in un momento di quiete consapevole.
La sala comune è il cuore pulsante dell'Associazione: luogo di incontro, dibattito e progettazione condivisa, dove la comunità smette di essere un'idea e diventa realtà viva.
La sala è trasformata per il Natale: due alberi illuminano lo spazio mentre una stella dai petali rossi invita gli ospiti a raccogliersi in un'atmosfera calda e conviviale.
La sala dell'Associazione si anima nella festa natalizia: musica, allegria e un turbine di danze uniscono ospiti e membri in una celebrazione di comunità.
In una stanza ceduta dall'Associazione, un ospite in difficoltà dorme avvolto nelle coperte, circondato da valigie e dal bagliore di una stufa.
A messa conclusa, una signora raccoglie le sue cose mentre, sullo sfondo, due fedeli si fermano in un ultimo gesto di devozione davanti alla statua della Madonna.
La luce dorata del tramonto e un inatteso bagliore verde dalla cucina si fondono in un contrasto cromatico che racconta, attraverso il volto assorto di una damigella, la magia sospesa tra l'attesa e l'imminente cerimonia.