THE PROMISED NIGHT

Fotografie di Alfonso Bricegno

The Promised Night” nasce dal desiderio di riconnettermi con il silenzio, la paura e le rivelazioni nascoste nell’oscurità. Attraverso passeggiate notturne solitarie attraverso foreste, campi e piccoli villaggi, ho esplorato come la natura di notte diventi uno specchio del sé interiore. In un mondo ossessionato dalla chiarezza e dal controllo, ho accolto l’incertezza come uno spazio di trasformazione.

Gli animali appaiono come testimoni silenziosi, le luci come fragili speranze e i sentieri come soglie emotive. Questa serie è diventata un modo per elaborare il lutto, rallentare e sentire. L’immagine finale, segnata dall’ultima conversazione che ho avuto con mio padre, trasforma l’opera in un addio e in una rinascita.

Una luna calante divide la scena come un occhio che riposa. Due alberi incorniciano la soglia dell'oscurità assoluta. La notte veglia in silenzio, e anch'io.
Due cigni galleggiano sulla superficie nera di uno stagno. Due cigni galleggiano sulla superficie nera di uno stagno. Tutto il resto è ombra e riflesso. C'è qualcosa di profondamente umano nel loro modo di stare insieme senza toccarsi.
I denti di leone dormono, illuminati come piccole costellazioni. Ognuno racchiude un desiderio che non ha avuto il coraggio di esprimere durante il giorno. I ricordi soffiano dolcemente.
Un gatto fissa dal bordo del buio. È allo stesso tempo guardiano ed enigma, una domanda senza risposta. Nella sua immobilità, sento il peso dell'attesa - o forse del giudizio.
Un sentiero stretto si apre tra rami secchi e sagome sfocate. Sembra un invito, o forse un avvertimento. La foresta respira lentamente, coprendo tutto ciò che non ho detto.
La casa appare come un ricordo sbiadito, un sogno che scivola via al risveglio. Non riesco a capire se sto arrivando o partendo. Il movimento cancella la certezza.
Una curva illuminata interrompe la fitta vegetazione. Una curva illuminata interrompe la fitta foresta. Non c'è nessuno qui, ma qualcosa è appena successo. La luce non rivela, ma suggerisce.
Foglie secche galleggiano su una superficie immobile. L'ombra di un albero le ripara come un velo soffice. L'autunno, in pausa e respirando lentamente.
Gli occhi delle mucche brillano come un sogno che scivola via al momento dell'arrivo. Gli occhi delle mucche brillano come stelle inquiete. Una sta in piedi mentre le altre riposano. C'è un'inquietante tenerezza nella loro comune immobilità.
Uno stormo si disperde tra i fili e il cielo. Come note su un pentagramma musicale, il loro volo scrive ciò che io fatico a dire. Il caos ha il suo ritmo.
Una casa in lontananza respira a malapena dietro i rami.Una finestra illuminata fluttua come un faro. L'intimità è percepita, mai mostrata.
La luna, incastrata tra i rami, sembra un antico segreto. La nebbia trasforma la foresta in una soglia dove ciò che vive e ciò che è vissuto un tempo diventano un tutt'uno.
Due fari tagliano la nebbia come una promessa che si avvicina. Tutto il resto è incertezza-presenza pura. A volte la luce mostra solo quanto basta per continuare a camminare.
Un fiore solitario sorge nel campo addormentato. Nessun testimone, tranne la notte.La sua bellezza è un atto di fede.
Un albero morto brilla come un fossile. Uno scheletro vegetale, ancora in piedi. Il passato, che resiste all'oblio.
Una mucca solitaria prende il centro dell'inquadratura. Sospesa come un pensiero. La sua immobilità illumina la notte più della luna.
Un occhio d'argento si apre dietro le nuvole. Il fogliame incornicia il momento come un palcoscenico naturale.Tutto sembra fermarsi solo per ascoltare.
I corpi dei cavalli si confondono tra i rami. Sono qui, ma sembrano muoversi in un altro tempo. Puro potenziale, pura attesa.
La pioggia, catturata a mezz'aria, diventa un cielo pieno di pianeti.