Fotografie di Daniele Stefanizzi

La fotografia è stata per me uno strumento di accesso e testimonianza durante un lungo lavoro nelle carceri messicane iniziato nel 2019. Nonostante riforme orientate ai diritti umani, il sistema resta segnato da sovraffollamento, violenze e carenze nei programmi di reinserimento. Un’eccezione è lo Yucatán, dove strutture come Mérida, Tekax e Valladolid promuovono un modello più umano basato su formazione, assistenza e giustizia riparativa. Qui il detenuto è coinvolto in un percorso di responsabilizzazione e crescita. Attraverso incontri e storie difficili, ho maturato una profonda riflessione sul valore della rieducazione. Il Messico è oggi a un bivio: tra punizione e reintegrazione. Il modello dello Yucatán rappresenta una concreta speranza di cambiamento.

Due detenuti preparano panini per la merenda delle guardie.
Una guardia percorre il corridoio tra le celle chiuse.
Detenuti parlano tra loro nel cortile.
Un detenuto cammina nel cortile durante l’ora d’aria.
Lezione di economia all’interno del carcere.
Un detenuto stende i panni appena lavati.
Il responsabile della carpenteria mostra il lavoro nel laboratorio.
Una guardia all’ingresso, dietro il cancello di sicurezza.
Detenuti impegnati nella produzione di amache.
Il direttore nel suo ufficio.
Un detenuto incontra la famiglia durante l’orario visite.
Due detenuti lavorano a un mobile nella falegnameria.
Detenuti giocano a un tavolo durante il tempo libero.
Controllo delle cucine da parte del personale addetto.
Laboratorio di sartoria all’interno del carcere.
Un detenuto svuota e pulisce un contenitore dei rifiuti.
Capi finiti nella sartoria, pronti per l’uscita dal carcere.
Sessione di yoga mattutina nella sezione femminile.
Torneo di basket tra detenuti nella palestra del carcere.
Ingresso del carcere di Mérida.