Fotografie di Stefano Rosselli
Saluti sofferti di chi non sa se farà mai ritorno. Mani che si staccano a fatica mentre la porta del treno si chiude. Volti di soldati illuminati dalla felicità di chi sta per riabbracciare, anche solo per poche ore, la propria compagna. Figli confusi che osservano i genitori baciarsi con le lacrime agli occhi. Madri che stringono i loro figli tra le mani sperando che quel momento non finisca mai. Soldati che, protetti dall’ombra di uno scompartimento, si asciugano in silenzio le lacrime, consapevoli che rimanere al fronte per otto settimane è diventato ormai, un peso insopportabile.
Immagini simili che si ripetono ogni giorno da troppo tempo, nell’attesa che quei luoghi tornino finalmente a essere spazi di vita e non di sofferenza.



















