Fotografie di Domenico Matera

La concessione della parola “essere” porta con sé un senso di decadenza, dimenticanza e inconsapevolezza. La brillantezza dell’inizio illumina la nostra comprensione, ma lo fa mettendoci di fronte alla nostra stessa negatività. Ciò che ce lo rivela è la parola stessa — o piuttosto il fraintendimento della parola, che traduce physis in idee e la genesi dell’essere nella realizzazione del corpo.

Attraverso questo progetto, intendo evidenziare come il linguaggio sensoriale e visivo formatosi attraverso un’unione empatica con i cavalli non distorca la realtà attraverso le parole, ma piuttosto amplifichi il mistero della physis, esprimendolo attraverso le infinite possibilità dell’essere della natura. Physis è l’essenza dell’essere stesso, il fondamento che permette agli enti di diventare osservabili e di rimanere tali. Essa dimora nella propria apparizione e lì permane.

Una scarsa comprensione della luce spesso ci porta a considerare le ombre come ciò che è più reale. Questa condizione, che ci immobilizza nell’oscurità delle ombre, ci impedisce di fare esperienza di manifestazioni che vadano oltre ciò che è immediatamente visibile. Ci costringe a equiparare il potenziale infinito della manifestazione dell’essere con il campo limitato di ciò che percepiamo in un dato momento, confondendo la verità con le ombre.

La connessione sensoriale con i cavalli mi ha offerto un’esperienza tangibile, unica e autentica — qualcosa di vero e trasparente. In un’epoca in cui la nozione di compimento corporeo è spesso soffocata dalla falsità delle parole, la mia amicizia con i cavalli mi ha permesso di incontrare una verità non filtrata.