RUST – PROPAGANDA

Rubrica: Rust

A cura di Roberto Graziano Moro
Fotografie di Roberto Graziano Moro
Testo di Chiara Franchi
Graphic Design Giacomo Dal Ben

 

SNAKESKIN

C’è un simbolismo ricchissimo dietro l’iconografia del serpente, animale che per crescere deve cambiare pelle e dotato di uno strumento – il veleno – efficace tanto nell’uccidere quanto nel curare. Un animale che culture diverse, anche molto lontane tra loro, hanno amato rappresentare nell’atto di mordersi la coda, a indicare l’eternità ciclica del tempo.
Propaganda è nata a Roma, una città che di eternità ne sa qualcosa.
Propaganda ha scelto come logo un serpente in procinto di afferrarsi la coda, teso in un movimento infinito.
Propaganda, proprio come un serpente, crescendo ha cambiato pelle, pur restando sempre sé stessa: anche se oggi la incrociamo un po’ ovunque (sulle felpe di chi viaggia con noi su mezzi pubblici, nelle vetrine dei negozi, nei corridoi delle scuole), ciò che la stampa dell’uroboro rappresenta rimane infatti strettamente legato alle sue origini, all’underground e alla cultura dei collettivi artistici nati dal basso.

Nel 2026 saranno vent’anni da quando Andrea “Andrew” Corona e Noyz Narcos hanno fondato Propaganda, inizialmente come etichetta su cui produrre i dischi del Truceklan e dello stesso Noyz.
Poco dopo, Propaganda diventa anche un’agenzia di booking, che oltre a promuovere i suoi artisti porta in Italia molti grandi nomi della scena rap e hip hop americana.
Le prime magliette col serpente disegnato da Scarful vengono prodotte come merchandise: fanno entrare qualche soldo e aiutano a far girare il nome, ma sono anche capi che contribuiscono a rendere riconoscibile Propaganda attraverso un’immagine e uno stile.
Col tempo, quelle magliette sono diventate molto altro: rappresentazioni di un mondo e di un modo di creare, fare, vivere. Sono diventate streetwear vero e proprio, vestiti per chi vive la strada. Il manifesto indossabile di un’identità.

Sicuramente, in questo ‘salto di qualità’ hanno avuto un ruolo le figure che gravitano e hanno gravitato attorno a Propaganda, ma c’entra soprattutto il fatto che Propaganda è qualcosa che va ben oltre le sue attività di pubblicazione, promozione e organizzazione in campo musicale. Propaganda è una rete di persone, un network nato dal basso orientato alla creazione di spazi e situazioni. Prima si è consolidata l’identità, poi è nato il brand – non viceversa. Tutto il contrario di quanto accade generalmente nel mercato della moda, dove sono i marchi a presentarsi come veicoli di appartenenza e di modi di essere.
Anche per questo, quella di Propaganda è una storia praticamente unica in Italia.

Dopo l’apertura del suo primo flagship store in Corso di Porta Ticinese, Propaganda ha intensificato i suoi contatti con Milano fino a farne la sua nuova casa. Ancora una volta è cresciuta e ha cambiato pelle: label, booking, brand di streetwear, studio di tatuaggi, progetto artistico in costante divenire. Eppure è sempre la stessa, sempre in movimento, in un continuo ciclo di trasformazione.
L’ultima metamorfosi la vede addentrarsi nel campo della narrazione visiva, attraverso corti d’autore che raccontano l’underground di posti lontanissimi da Roma e Milano, dove però l’odore del sottosuolo sembra avere un che di familiare. Attraverso le storie di chi vive marciapiedi, panchine, metropolitane e luoghi di ritrovo estranei ai circuiti mainstream, Propaganda ritrova in qualche modo sé stessa anche al di là dell’oceano, in quel mondo sotterraneo che, un po’ come lei, mantiene la sua essenza indipendentemente dal modo in cui si manifesta.

Il primo capitolo di questa nuova fase si intitola “Kindred” ed è stato girato da Roberto Graziano Moro e Edoardo Bolli nelle strade di Los Angeles. Il prossimo è in arrivo. Giusto il tempo di un’altra muta.