Fotografie di Saqib Ali
Da oltre trent’anni il Kashmir è teatro di uno scontro tra due potenze nucleari, un conflitto che ha segnato il territorio e le vite delle persone, costringendo intere generazioni a crescere in un clima di militarizzazione e sfiducia. In questa realtà frammentata, le madrase resistono silenziosamente. Ai bambini che vivono in condizioni di povertà e conflitto offrono molto più che un insegnamento religioso: cibo, riparo e un fragile senso di ordine. Tuttavia, questi rifugi sono sottoposti a un controllo sempre più stretto, con revoche delle registrazioni, contestazioni dei programmi didattici e convocazioni degli amministratori. L’istruzione stessa diventa un atto politico, gravato dal sospetto. Tuttavia, le madrase rimangono aperte, gli insegnanti continuano a lavorare sotto sorveglianza e i bambini imparano senza sapere che le loro lezioni sono considerate sovversive. In un luogo in cui le narrazioni sono spesso dettate dal potere, questi spazi preservano la resistenza, la memoria culturale e il rifiuto di scomparire. Il loro significato non sta nello spettacolo, ma nel silenzioso e ostinato pulsare della vita che custodiscono.














