Fotografie di Alessandro Iovino
Albow Gardens si trova nei sobborghi nord della città di Cape Town, è un insieme di palazzine popolari circondate da una recinzione in ferro alta quasi due metri che divide la comunità che vive all’interno dal quartiere che la circonda. In passato, durante il periodo dell’Apartheid, questi palazzi color pastello con enormi lettere nere pitturate sopra, fungevano da dormitorio per i soldati dell’aeronautica militare di Ysterplaat, che confina con il perimetro più a est del comprensorio.
Ad Albow Gardens ci sono finito per caso, cercavo una storia da raccontare, qualcosa da fotografare. Mi sono fatto attrarre da quelle palazzine a me così estranee. Sono entrato grazie a Natty, che con i suoi capelli rosso papavero stava spazzando vie le foglie dal viale, e incuriosita mi ha chiamato a sé.
Ad Albow Gardens ho conosciuto Cecil, Bianca e i loro figli, camminavo tra le palazzine e ho visto Cecil che mi guardava dal ballatoio del terzo piano dello stabile G. Dentro Albow Gardens ho passato quasi tre anni, quando ero dentro nulla di ciò che era fuori mi interessava, il tempo scorreva ad una velocità tutta nostra.
Ho capito cosa significasse per me quel posto solo molti anni dopo che avevo smesso di frequentarlo. Non mi accorgevo di aver trovato proprio in quel posto, così lontano da tutto quello che ero, quel senso di abbastanza, di calore e di unione che da tanto tempo stavo cercando. E invece era tutto lì, tenuto insieme da una famiglia e da una recinzione che divideva loro dal mondo e me da quello che ero prima.
Albow Gardens è un posto come un altro, fatto di cose e di persone, un posto in cui tutto però mi sembrava più vicino, a portata di mano, un posto in cui tutto mi sembrava più reale. Ad Albow Gardens ho sempre potuto essere me stesso, senza dover essere nessun altro, senza dover tenere insieme nessuno. All’interno della comunità ho conosciuto tantissime persone, mi hanno accolto e si sono fidate di me e delle mie intenzioni quando ancora le mie intenzioni non erano chiare.
Le ringrazio perciò una per una, per avermi capito e accolto e per avermi dato ognuna un po’ di umanità.
Ringrazio in particolare Cecil e Bianca e i loro splendidi figli per avermi insegnato a vedere in un modo differente.
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Dopo cinque anni di duro lavoro, sono felicissimo di annunciare che ALBOW GARDENS diventerà finalmente un libro ed esisterà nel mondo grazie al supporto di GOST BOOKS.
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Large families need to be held together.
I have been trying my whole life.
For others,
for me.
I don’t sleep.
Cecil guardava la vita dall’alto,
dal secondo piano della palazzina G,
cercandola tra i palazzi, nei corridoi, negli angoli più stretti;
aspettando che il sole diventasse stella.
Rideva di me, con una voce più simile ad un fischio,
addosso aveva un paio di pinocchietti stretti alle ginocchia,
ricavati da jeans vecchi.
Sopra era un gigante, senza maglietta, il corpo bianco come il latte,
e il segno del sole dal collo in su;
sembrava strozzato.
Era la prima volta che salivo così in alto;
attraverso i vuoti delle scale si poteva vedere Table Mountain.
Bianca, sua moglie, era sdraiata sul letto;
al suo fianco c’era Junior appoggiato alla finestra con Lollipop, il loro gatto.
Entrava la luce dell’estate insieme a lembi di tenda.
Jamie mi guardava; mi sorrideva, abbracciata a suo padre.
Era un giorno di festa, era sabato;
c’era una torta di compleanno, l’abbiamo mangiata con le dita.