COLLATERAL BEAUTY

Fotografie di Nicola Lorusso

La bellezza dell’Iraq, nonostante tutto: la violenza neocoloniale occidentale, nostra, e un modo di vivere il Pianeta come fosse una Kodak usa e getta. Non mi sono mai sentito così a casa come tra gli iracheni, un popolo splendido, accogliente, resistente, che mi ha ricordato il valore del senso di comunità, cannibalizzato dalle nostre parti in favore di un individualismo sfrenato e atono. In quei mille impolverati chilometri percorsi ho visto tutto ciò che non sapevo di cercare: le crepe nei sorrisi furtivi, le centinaia di tè al cardamomo, i mercati insanguinati, le paludi e i loro canti, le moschee scintillanti, le mazzette per entrare nel palazzo di Saddam e Babilonia ai suoi piedi, i cantieri a Mosul, la luce della Luna ad Hatra, la neve a Lalish, le donne coi selfie stick a Erbil, le battute sull’Italia ai checkpoint: l’Iraq è più vivo che mai, nonostante tutto.

Tra i resti di Babilonia i bambini usano giocare come fosse un grande oratorio, correndo tra e sui muri del labirinto. Questo bambino, particolarmente ambizioso, appena vista la mia fotocamera si è lanciato in improbabili salti tra muri anche piuttosto lontani. Non è mai caduto.
Tra le paludi nei dintorni di Nassiria, gli Ahwari guidano delle piccole barchette a motore per spostarsi tra capi anche molto distanti dei canali. Sono molto veloci, non tardano mai agli appuntamenti.
Gli Ahwari amano anche cantare, e nelle belle giornate potreste anche sentirli intonare canti locali a cappella, e l'effetto nei canneti deserti, abitati principalmente da bufali d'acqua, è surreale.
A Basra, due ragazzini che ci tenevano molto ad una mia foto.
Nelle paludi abbiamo anche fatto una sosta per pranzo nella casa-ristorante di una famiglia che ci ha cucinato, tra le altre cose, delle carpe arrosto buonissime.
L'immenso cimitero di Wadi al-Salam, nella città di Najef (città sacra sciita): è il più grande al mondo.
Babilonia, maestosa.
Nei resti della moschea di Abu-Dulaf, un punto di ritrovo ideale per barbecue ed entusiasti di motori.
A Mosul ho visto gli unici due cani di tutto il viaggio: probabilmente fratelli, randagi, ci hanno guidato per tutta l'area della città vecchia e ricevuto in cambio una buona scorta di coccole.
A Erbil, capitale del Kurdistan iracheno.
Incontri nel mercato storico di Mosul (1/3).
A Mosul, vengono contrassegnate dalla scritta "Safe" le stanza o le parti delle abitazioni sminate. Il risultato è un ossimoro perenne, ovunque si guardi.
Una casa dichiarata non ancora safe, come la famiglia e la bambina che ci vivevano hanno potuto imparare a costo della loro vita.
Somewhere in Iraq, chiacchiere focose.
A Baghdad, nel caffè più antico della città.
Incontri nel mercato storico di Mosul (2/3).
Incontri nel mercato storico di Mosul (3/3).
Mosul, tra le macerie alle volte si trova ancora qualcosa di rimasto intatto.
A Lalish, città sacra per i cristiani Yazidi, ho visto la prima neve 2026.