Fotografie di Chiara Ernandes
Sono nata morta l’8 agosto 1989. Cianotica e ipotonica, sono stata intubata e rianimata con un massaggio cardiaco. Dopo 5 minuti, i miei parametri vitali si sono stabilizzati. Nel corso degli anni, questo evento ha assunto significati diversi per me. È sempre rimasto nascosto in un angolo del mio corpo. Un corpo che custodiva il suo segreto, le sue ragioni assolute e le sue domande senza risposta. Questo primissimo episodio della mia vita ha legittimato le mie stranezze, difeso i miei limiti, esacerbato la mia disperazione e il mio essere diversa e distante dal resto del mondo. Ha sostenuto la mia disobbedienza. Poi ho sentito il bisogno di cercare me stessa, di dichiarare a me stessa che esistevo. Ho iniziato a chiedere al mio corpo di provare a ricordare dove fosse stato, quale lingua avesse parlato mentre cercava di iniziare il suo viaggio. Mi sono messa nei panni di uno speleologo, di un astronauta, di un subacqueo, di uno scienziato, di un ricercatore. Sono entrata nei miei crateri siderali, nelle mie calcificazioni rocciose, nella dimensione fusionale che il tempo assume quando non esiste. Mi sono vista dispersa nella luce, mi sono scambiata per una pietra, mi sono nascosta dentro mia madre, dalla quale non poteva esserci separazione.
Sono partita dalla morte, per contraddizione.




















