SENZA LAVORO C’È L’AGITAZIONE

Fotografie di Federico Bozzo

Queste sono le parole urlate dagli operai dell’ex-Ilva di Genova che negli ultimi mesi hanno attraversato un periodo molto turbolento: sindacati e lavoratori si oppongono con forza alla mancanza di garanzie e di un piano di produzione definito da parte del governo e dell’amministrazione straordinaria che gestisce gli stabilimenti. Saltata l’ultima trattativa, la decisione non può che essere una: sciopero ad oltranza. Le proteste, andate avanti duramente per giorni, hanno portato ad un passo indietro del governo anche se tuttavia rimane molta incertezza a causa di una strategia che è percepita come una minaccia alla continuità produttiva e alla sicurezza del lavoro nella fabbrica e nel territorio circostante.
Il reportage ripercorre quelle giornate, durante le quali ho cercato di documentare le sensazioni delle persone coinvolte, l’incertezza, la rabbia, la frustrazione. Ma anche il forte senso di unità, fratellanza, dignità.

Un uomo passa davanti all’ingresso insolitamente privo di vetture della strada intitolata a ‘’Guido Rossa’’ – sindacalista FIOM assassinato dalle BR. Lungo la strada chiusa sono appesi striscioni di protesta e di partecipazione. Sullo sfondo, l’acciaieria: spenta. si intravede il vecchio logo ‘’ILVA’’ ormai rimosso.
Via Cornigliano: gli scioperanti bloccano l'Aurelia, arteria vitale per la città, seduti davanti al fuoco mentre, gelida, soffia la tramontana. È iniziato lo sciopero ad oltranza.
La città è spaccata in due e così i suoi cittadini che si dividono tra solidali e contro inscenando ridicole battaglie sui social network. Un signore anziano si fa largo tra gli operai con passo svelto.
Dal governo tutto tace e anche la politica locale al momento non ha risposte. Lo sciopero continua.
FIOM: federazione impiegati operai metallurgici.
A poca distanza dal blocco stradale c’è un punto vendita di un nota catena di fast food. A detta loro non possono essere fotografate in quanto rischierebbero il licenziamento, scherzando gli dico che nel caso sciopereremo con loro e ci ridono su. La triste realtà di oggi: da una parte gli operai in età avanzata che chiedono di poter lavorare e dell’altra giovani lavoratrici che temono il licenziamento per una foto scattata durante una breve pausa.
Sono le 8.30 del mattino e Cornigliano viene svegliata dall’urlo delle sirene dei mezzi pesanti che fino a poche ore prima bloccavano la strada.
Il corteo sfila e passa per largo Ernesto Jursé, operaio, antifascista, partigiano torturato e assassinato vigliaccamente dalle forze nazifasciste nel gennaio 1945.
Armando Palumbo, delegato FIOM dell’ex ILVA di Cornigliano alla testa del corteo.
Il corteo è avviato per le vie del centro città. Per la strada molti passanti si fermano ad osservare. Un signore fuma una sigaretta.
A Portello gli operai si compattano, la prefettura è vicina. Dietro si fa avanti anche la colonna di mezzi fino a quel momento in coda al corteo.
La vista della catena umana degli operai sorprende.
La prefettura è blindata e recintata da grate metalliche. Gli operai sbattono i caschetti da lavoro sulle grate invocando lavoro.
Dato che il governo dimostra la sua vicinanza alle istanze di chi manifesta per il proprio posto di lavoro facendogli trovare grate e idranti a impedirgli il passaggio, ci si organizza di conseguenza.
Gli operai si aprono per far passare un mezzo pesante: si passa alle maniere forti.
La polizia risponde con i lacrimogeni.
Parte delle barriere poste a difesa della prefettura vengono divelte e trascinate via. Un operaio procede nella direzione del varco incurante della pioggia di lacrimogeni in atto.
Andato via il fumo dei lacrimogeni, la piazza si tranquillizza e attende il da farsi.
Questo giovedì di passione è quasi terminato. Domani il governo dovrà dare una risposta.
Venerdì: da Roma notizie positive, la produzione riparte dopo cinque giorni di sciopero ad oltranza: vittoria!