RUST – SCANDALOUS!

Rubrica: Rust

A cura di Roberto Graziano Moro
Fotografie di Roberto Graziano Moro
Testo di Chiara Franchi
Graphic Design Giacomo Dal Ben

 

SCANDALOUS!

Non è così semplice spiegare ad un outsider cos’è una ball.

In parte ci sono riusciti il classico Paris Is Burning (1990) e, in tempi più recenti, la serie Netflix Pose; ma qualsiasi definizione precisa, soprattutto se si prova a farla rientrare nella categoria degli ‘spettacoli’, è una potenziale semplificazione.
Quella della ballroom è infatti prima di tutto una comunità, una rete di persone che formano famiglie elettive e che costruiscono da sé i loro spazi sicuri di espressione. Le unisce una cultura nata dalla necessità di sopravvivere in un contesto – quello degli Stati Uniti del secolo scorso – drammaticamente ostile alle persone LGBTQ+, soprattutto se nere o latine. La ballroom, allora, era molto più che uno spazio fisico in cui assistere a delle performace: era una forma di libertà, di accettazione, di celebrazione. Un luogo innanzitutto sociale, dove poter essere sé stess3 senza guardarsi continuamente le spalle, senza temere i giudizi, senza indossare maschere – seppure spesso vestit3 a tema, in un gioco di specchi dove l’impersonificazione diventa più vera del vero.
Secondo La B. Fujiko, che ha portato la ball in Italia, ancora oggi certe cose non sono cambiate: “Questo ambiente esiste per creare uno spazio safe per persone che, nella società, uno spazio safe non ce l’hanno. È uno spazio che nasce da una problematica. Tra di noi stiamo bene, ma il problema è fuori e va risolto, perché non possiamo stare bene solo tra di noi”.

La B. Fujiko (Legendary Pioneer della scena, Mother della House of Ninja Italy) ha organizzato la prima ball nel nostro paese insieme a Dolores Ninja (Legendary Overall Mother della House omonima). Nel 2014 ha lanciato il progetto BBallroom per organizzare eventi legati alla scena al Cassero di Bologna, e oggi organizza serate cult come Milan is Burning e la Scandalous Ball, il principale appuntamento italiano per la scena ballroom, che poche settimane fa ha raggiunto la  sua decima edizione.
“Ho fatto qualcosa che mi sembrava giusto fare”, racconta. “Quando facevo la ballerina a New York sono entrata in contatto con molte figure cardine per la scena e con un ambiente che mi ha dato moltissimo non solo artisticamente, ma soprattutto sul piano personale: quello della ballroom è un contesto che ti porta a farti delle domande su chi sei, cosa ti piace, cosa vuoi. Ho avuto la fortuna di fare queste esperienze viaggiando e volevo dare ad altre persone la possibilità di trovare uno spazio simile nella loro città. Così ho iniziato ad organizzare eventi, con umiltà, sapendo che avrei sbagliato qualcosa, ma anche che non si smette mai di imparare e di crescere”.

Suona sempre un po’ strano, quando qualcun3 che fa qualcosa di grande dice che “non se lo sarebbe mai aspettato”. Eppure il più delle volte è proprio così: le cose grandi non nascono quasi mai con l’idea di diventarlo. Di solito, all’inizio ci sono soprattutto il desiderio di creare qualcosa di cui si sente la mancanza e, spesso, una passione grande abbastanza da non preoccuparsi delle aspettative.
Dietro ad un evento come la Scandalous, però, oltre alla passione, c’è anche un impegno enorme: “Non credo si abbia davvero idea di quanto lavoro richieda l’organizzazione di una ball”, continua La B. Fujiko. “Sono mesi di lavoro, soldi che investo di tasca mia per comprare voli e pagare professionisti, tanto stress fisico ma anche psicologico, perché fino alla fine del weekend non so quante persone avranno attraversato quella porta. Molte delle persone coinvolte ci supportano in qualche modo, ma gestire una produzione da soli è davvero complicato. E poi ci sono le difficoltà nella ricerca degli sponsor, per comprensibili ragioni economiche ma anche perché abbinarsi ad una realtà come la nostra è una scelta con delle connotazioni politiche: una ball non è solo spettacolo, porta con sé dei valori e per qualcuno, forse, è un rischio. Non è facile esporsi su questi temi in un posto come l’Italia, dove omofobia, transfobia, razzismo e sessismo sono ancora molto diffusi”.

Come altri ambienti underground che si sono affacciati alla scena mainstream, anche il mondo della scena ballroom fa i conti con le ambiguità di una maggiore esposizione: la visibilità aiuta in molti modi (“L’anno di Pose la Scandalous è stata così affollata che abbiamo dovuto lasciare fuori gente”), ma espone anche al rischio della predazione consumistica. Abbiamo chiesto a La B. Fujiko se non teme che la ball, da cultura, possano trasformarsi in un trend.
“Proprio per le ragioni di cui parlavo prima, sono generalmente favorevole alle aperture. È importante tentare di comunicare queste cose all’esterno, perché se restiamo chiusi nella nostra comunità non cambierà mai nulla. Se il mainstream può dare visibilità a persone che si vedono poco, se può dare voce a persone che difficilmente vengono ascoltate, ben venga. Certo, bisogna trovare il modo giusto di farlo – altrimenti è solo appropriazione culturale”.

La ballroom scene italiana è in costante crescita. C’entra senz’altro il maggiore interesse verso una forma alternativa di aggregazione ed espressione artistica, ma potrebbe esserci di più: oltre alle performance, infatti, la ballroom offre un’alternativa anche sul piano sociale. La ball è la rivendicazione di una realtà più libera, più inclusiva, più aperta; è il contesto in cui una comunità rappresenta sé stessa, in un mondo dove troppo spesso è rappresentata da altri attraverso una lente distorta. La crescente attenzione verso questi ambienti potrebbe significare un riconoscimento sempre più condiviso di quella narrazione e di quei valori. Se così fosse, sarebbe una scintillante luce colorata in un momento altrimenti buio.

L’autrice dei testi ringrazia di cuore Aicus per la gentile consulenza.