WEST SIDE STORY

Fotografie di Andrea Cocco

West Side Story indaga le conseguenze dellinquinamento sulla salute delle comunità che vivono allinterno dei Siti di Interesse Nazionale della costa occidentale della Sardegna. In questi territori, esposti per decenni a metalli pesanti, benzene, arsenico e sostanze persistenti, limpatto industriale ha lasciato segni profondi sui corpi e sulle storie familiari. Le bonifiche procedono a rilento, costringendo intere generazioni a convivere con rischi sanitari che si accumulano nel tempo.
Attraverso ritratti, paesaggi e testimonianze, il progetto dà voce alle comunità colpite famiglie, ex operai, agricoltori che vivono tra malattie, perdite e incertezze legate alla contaminazione. West Side Story osserva queste vite da vicino, restituendo le tracce che linquinamento ha inciso nella salute delle persone e nelle loro memorie.

Una vecchia mappa scolastica della Sardegna. In blu sono evidenziate le due aree classificate come Siti di Interesse Nazionale, tra le zone più contaminate d’Italia.
Portoscuso. Mariano, 81 anni, e suo fratello Anselmo, 65, ritratti sulla collina di Sa Piramide, vivono a meno di un chilometro dal polo industriale di Portovesme.
Iglesias. La discarica dei fanghi rossi nell’area mineraria di Monteponi, a Iglesias. Qui, per decenni, sono stati accumulati gli scarti della lavorazione della bauxite: residui ricchi di ossidi di ferro e metalli pesanti che hanno dato al paesaggio il suo caratteristico colore.
Campione di fanghi rossi
Portoscuso. Spiaggia di Porto Paglietto. Sullo sfondo si erge la ciminiera da 250 metri del polo industriale di Portovesme, presenza costante accanto al litorale e alle abitazioni del paese.
Portoscuso. La centrale termoelettrica intitolata a “Grazia Deledda”. L’impianto, oggi attivo a regimi ridotti, potrebbe essere riconvertito dal carbone al GNL, mentre lo stabilimento Euroallumina guarda a un futuro legato alla produzione di batterie al litio. Entrambi i progetti restano incerti, tra timori ambientali e sanitari e un quadro industriale nazionale ancora privo di direzioni chiare.
Portoscuso. Cimitero di Portoscuso
Portoscuso. Negli ultimi vent’anni Mariano ha affrontato diverse forme di tumore. L’ultimo — per il quale è ancora in trattamento chemioterapico — ha colpito la quinta, sesta e settima vertebra della colonna. La mobilità ridotta lo costringe a camminare con un bastone e ad adattare gli spazi della casa: ha spostato il letto in cucina per limitare gli spostamenti ed evitare ulteriori sforzi.
Sarroch. Negli anni ’60, a ridosso del paese, è sorta la raffineria Saras, oggi tra le più grandi del Mediterraneo. Il complesso industriale occupa una superficie quasi doppia rispetto a quella del comune.
Sarroch. Giovanni Paolo Masu, presidente del “Comitato Civico Ambiente Salute Sarroch”, nella sede dell’associazione. Ex carabiniere, vive con una broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed enfisema polmonare. Su indicazione dei medici gli è stato consigliato di lasciare il paese, dove i ricorrenti miasmi industriali aggravano la sua condizione. La sua casa si trova a circa 400 metri da un bacino di decantazione contenente residui di idrocarburi, e durante le crisi respiratorie deve ricorrere a un ossigenatore.
Sarroch. Carlo Romanino e la sua famiglia gestivano una piccola azienda agricola a Sarroch, a meno di cinquecento metri dalla raffineria. Le analisi del suolo e dell’acqua hanno rilevato livelli molto elevati di Zinco e Vanadio, metalli pesanti legati alla raffinazione del petrolio. Dopo la scoperta della contaminazione, la famiglia ha chiuso l’attività.
Sarroch. Dettaglio della canalina di scolo nella serra della famiglia Romanino. La struttura, ormai consumata, mostra i segni della corrosione dovuta ai depositi di Zinco e Vanadio che, secondo le analisi effettuate nel tempo sui terreni dell’area, possono ricadere dalle emissioni della vicina raffineria.
Sarroch. Area marina antistante la raffineria di Sarroch. Pur rientrando nel perimetro del Sito di Interesse Nazionale, la zona non è soggetta a divieti di pesca o coltivazione: attività che molti residenti continuano a praticare nonostante la vicinanza agli impianti industriali.
Porto Torres. Chiesa della Beata Vergine della Consolata a Porto Torres.
Porto Torres. Area industriale di Porto Torres, all’interno del Sito di Interesse Nazionale. La zona ospita numerosi impianti chimici e petrolchimici oggi in parte dismessi.
Porto Torres. Campi di cardo ai margini del polo industriale di Porto Torres. Questa pianta, tipica della Sardegna, era stata scelta come materia prima per gli impianti della chimica verde di Matrìca, un progetto dell’Eni sostenuto anche da fondi europei ma mai realizzato nelle forme previste.
Porto Torres. Giuseppe Alesso, presidente dell’associazione “Tuteliamo il Golfo dell’Asinara”, e l’ex sindaco Luciano Mura davanti ai resti dello stabilimento Alba Cementi, nell’area industriale di Porto Torres. Entrambi sono figure di riferimento nelle richieste di bonifica e responsabilità ambientale per i siti contaminati del territorio.
Porto Torres.
Porto Torres. Claudia, 41 anni, ha perso il padre meno di un anno fa a causa di un raro melanoma. Dal 2010 aveva affrontato tre diversi tumori. “Ricordo che, quando ero bambina, dicevano a mia madre di chiudere tutte le finestre e portare i bambini dentro casa, nelle giornate in cui in paese si sentivano i miasmi.”
Portoscuso. Veduta panoramica sul polo industriale di Portovesme.