
Io e te abbiamo in comune la passione per la tv.
Che non ti aspettavi…
Beh, è un oggetto abbastanza fuori moda.
Sì, e litigo con tutti i miei amici perché vorrei che anche loro la guardassero, così la commentiamo. Non succede.
Ho passato tante fasi con la tv. Da piccola ero ossessionata dai cartoni. C’era una rete locale a Roma che si chiama Super 3, con cui tutti quelli del Lazio sono cresciuti perché ha chiuso qualche anno fa. E davano solo cartoni animati dei primi anni ‘70. Il mago Pancione, Doraemon o Yattaman.
E poi c’era Raffaella Carrà. Ho capito che esisteva questo mondo, a cui io non ho potuto assistere, in cui alla TV c’erano cose di qualità.
Ad un certo punto mi veniva proibita perché ne guardavo troppa. E soprattutto c’era una forte censura… Sono nata nel periodo d’oro di Mediaset e capisco perfettamente un genitore che non si senta a proprio agio a far vedere ad una bambina le letterine, le veline, o Teo Mammucari…
Mi hanno sempre intrigato personaggi come Renzo Arbore, per la loro capacità di comunicare con un grande pubblico, per il loro essere diretti. Sono inoltre sempre stata affezionata al rumore della TV. Mi ricordo la mattina andavo a scuola e c’era il telegiornale con la sua bellissima sigla.
E poi la TV mi dà l’impressione di guardare una cosa che non è proprio il mio mondo ma mi fa stare nel presente, nell’attualità. Cioè, mi sembra di esserci quando c’è la sigla del TG1 e dice qualcosa di importante. O che sono la prima a sapere una notizia. “Notizia dell’ultima ora” (fa la voce da cinegiornale NDA) dico: vabbè comunque ci sono.

Io mi sono fatto un selfie davanti gli studi Mediaset.
Vedi? Io sono laureata in economia e dico sempre che la cosa che mi è piaciuta di più è stata la tesi, perché l’ho potuta fare su Mediaset e Fininvest. E ho analizzato come abbiano rovinato la società italiana. L’eredità di merda che ci hanno lasciato… vedere per 20 anni solo tipe nude, zitte, denigrate,
È stata un po’ la tattica di Berlusconi…
Che continua a funzionare! Anzi è morto e le sue idee si sono calcificate.
Io penso che lui fosse sicuro di fare una cosa meravigliosa…
Ha cliccato sul lato che fino a quel momento tutti volevano tenere nascosto, c’era la Democrazia Cristiana. E lui ha messo in TV programmi che facevano leva sulla pudicizia della gente… gli operai, le casalinghe, quelli che vivono in un “paese reale”.
Prima hai citato Raffaella Carrà, è stato lì il momento in cui ti è entrata dentro la musica?
Ho iniziato a studiare pianoforte a quattro anni, perché avevo visto il saggio di musica delle mie sorelle che sono molto più grandi di me (avevano 16 anni).
C’era quel palco, con I performer che andavano e venivano, facevano il proprio pezzo, e la gente applaudiva. Chiesi ai miei genitori “come si fa ad andare lì?”. “Devi studiare uno strumento” “ok affare fatto”.
Era una scuola di provincia, suonavo musica classica, facevo esercizi classici, mi rompevo così tanto le scatole che alla fine ho cambiato strumento. Ho preso in mano la chitarra elettrica a 10-12 anni. Iniziai ad ascoltare il post punk. Mi piacevano i Joy Division, il Teatro degli Orrori, gli After Hours… anche questa eredità delle mie sorelle.
Il computer era uno, fisso, e le casse erano quelle… Ognuno aveva il suo turno…
Ho avuto la fortuna di avere intorno persone che vivevano molto intensamente la musica. E ho anche avuto la fortuna (e sfortuna) di avere un maestro di musica che non mi capiva per niente, anzi mi odiava, perché non studiavo. Avevo un’altra sensibilità. Mia sorella è laureata in Violino al Conservatorio, se le metti davanti uno spartito qualsiasi te lo suona, se le chiedi di improvvisare, non sa che fare.
Io sono l’opposto, se mi metti davanti un pentagramma mi viene il mal di testa, ma se mi dici “vienimi dietro” sto lì per ore.
Io credo che serva tantissimo qualcuno che ti faccia muro. Mi viene sempre in mente sta frase di Michela Murgia, le chiesero: “secondo te qual è un modo per far avvicinare i giovani alla lettura?” “Proibirgli i libri!”. È troppo vero. cioè a me dicevano, “non devi fare le canzoni, devi studiare il pentagramma”… e guarda che è successo!

Come Marlon Brando nel “Selvaggio”, “A cosa ti stai ribellando?” Lui risponde “what have you got”?
La prima cosa che ti ha fatto battere il cuore musicalmente?
Mi folgorò Paolo Nutini
L’ho fotografato un paio di volte. Carinissimo. Pazzesco dal vivo, un performer eccezionale.
Te lo racconto: sono andato a Dublino a scattarlo. La sera prima aveva un concerto, il giorno dopo dovevo avere una sessione con lui. Non si è presentato, il suo manager “guarda, ha fatto tardi, facciamo l’appuntamento fra tre ore”. Tre ore dopo non si è presentato perché aveva cominciato la beer session serale… mi hanno spostato il volo al giorno dopo. Ancora una volta mi tira buca… era sempre in mezzo alla gente, alle prove, all’alcol…
Bel cavallo matto. Ma lui aveva qualcosa… non ricordo come l’ho scoperto, ma era una cosa che veniva da me, ero impazzita per il suo disco, conoscevo tutte le canzoni a memoria. Un altro genere per cui sono andata in fissa è stato il movimento Riot Grrrl: Kathleen Hanna, le Tigre, Bikini Kill, quella cosa mi ha aperto la faccia. Tipe aggressive, scorrette che facevano musica, la facevano con un tocco femminile.
E poi i Joy Division… va be’, di che stiamo parlando (indica la maglietta nera di “Unknown Pleasure” che sta indossando, mentre io porto la versione bianca NDA). Ero terribile: mi vedevo i documentari, prendevo appunti, ero matta, li studiavo.
Ho sempre avuto questo approccio per la musica. Qualcosa di innato, da prendere sul serio. Però per me era un hobby, non pensavo di fare la cantante, mi sembrava una cosa totalmente assurda.

E come hai fatto a a farla diventare più di un hobby?
A 15-16 anni avevo queste canzoni, sei o sette, forse meno, che ogni tanto qualcuno voleva sentire. E siccome io non avevo Facebook, non avevo i social, non avevo niente, e mi ero scocciata di mandare gli allegati su Gmail, emi son fatta un bandcamp.
Non è che lo spammassi in giro, era una roba mia, per comodità.
Un giorno il mio bandcamp fa dei giri bizzarri e va a finire nelle orecchie di Bomba Dischi che mi contatta, e mi propone di far qualcosa. Poi hanno capito che ero minorenne e andavo a scuola. Magari ascoltavo i Joy Division però stavo a fare geometria in cucina.
Per fortuna mi hanno consigliato di aspettare che ne facessi almeno diciotto… Dovevo ancora vivere per fare canzoni, se non vivi che c’hai da dire?
Ho sempre avuto un rapporto sfasato col tempo, perché avevo gli stessi interessi di gente che aveva 27-28 anni mentre io ne avevo quindici.
Comunque iniziai a far concerti a 15 anni, avevo un fidanzatino all’epoca che suonava con me, però scrivevo e componevo tutto io.
Poi all’università, tra un esame e l’altro mi accorgevo che diventava un lavoro, e gli esami li facevo con la mano sinistra perché dovevo andare a Milano, registrare in studio, conoscere gente…
Mi tagliavano il budget per il video, io dicevo “ok lo faccio io”. Quindi giravo e montavo, ma erano i video di Arturo (il suo gatto NDA) che faceva lo scemo. Però ci tenevo. Quando mi dicono “la musica è sacrificio”, io dico sempre che a me pare di stare in vacanza. Invece alla fine se ci penso realizzo di aver fatto un sacco di roba per la causa.
Però se me lo chiedi, io non lavoro.
Anche io. Per esempio per me andare in vacanza è fare foto. Se sono sulla spiaggia, devo avere la macchina fotografica e quando arriva la luce che mi piace faccio le foto alle persone che prendono il sole.
E’ una roba che non riesco a staccare.
Tante volte la gente dice “sei fortunato perché hai trovato quello che ti piace nella vita”. È vero, però dall’altro lato mi sento anche che mi faccio il culo comunque, ci investo tantissimo tempo.
E’ un paradosso, perchè dall’altro lato non è proprio uno sbattersi, perché mi piace.
Se arrivi a sentirti dire questo significa che sei arrivato allo step in cui sei anche riconosciuto.
Però mi dà noia la gente che pensa che ciò che faccio sia tutto solo un divertimento, tutto un gioco. Stare su un set è molto stancante, arrivi a fine giornata che sei drenato. Sebbene sia un bel drenarsi, non so come dire.
Concordo con te, mentre faccio questa intervista e ti racconto queste cose, capisco che mi sono fatta il culo, davvero. Mentre altre persone che ho sentito lamentarsi come dici te, no.
Però questi sacrifici li faccio ipervolentieri, cioè non potrei fare altrimenti.

Assolutamente, se pensi alla parola sacrificio pensi a qualcuno che viene bruciato.
Noi ci divertiamo, è una sana fatica.
Poi io sono molto nerd. Quando mi piace un disco, una band, un regista, un fotografo, lo studio, mi guardo tutto, mi ascolto i testi e vedo chi ha prodotto quel disco, chi è il direttore della fotografia di quel film…
Io non guardo solamente foto, come immagino tu non ascolti solamente musica per essere ispirata. Mi fa strano quando sento dei miei colleghi che conoscono solamente fotografi… Io ho bisogno di arte, di musica, di film, di letteratura e deve essere un flusso sempre continuo.
Io conosco un sacco di musicisti che mi dicono che non ascoltano niente.
????!
Spesso sono persone che stimo tantissimo. Forse sono lessi… non ne possono più.
Tu hai a che fare con le immagini, come fai?
Cioè io posso smettere di ascoltare musica. non apro l’app, non metto un disco… posso avere silenzio se voglio. Poi, certo, nella tua testa puoi fare quello che vuoi, può esserci un’orchestra stremata che suona da una settimana e tu sei esaurito, mi è capitato anche quello.
Comunque il tuo ultimo disco mi è piaciuto moltissimo. Ho percepito molto gli anni ‘70, si sente tanto che ascolti molta roba vintage dal punto di vista musicale.
Sì. Sì.
Ho capito che ti piace anche la musica internazionale, però ho sentito molta musica italiana… Non so, l’ultimo Battisti con Mogol…
Verso “Anima latina” e quelle cose lì.
Mi fa piacere che tu l’abbia notato. Battisti è stato un artista che ha sempre cercato di essere contemporaneo. Se fosse ancora vivo non mi stupirei se usasse l’autotune.
Penso che sia un bell’esempio di una persona che è rimasta sempre se stessa, ma ascoltando cosa c’era all’esterno. Non era per niente impermeabile.
Non è tanto un cambiare perché non trovi il tuo posto, o non sai chi sei. È proprio un “c’è qualcosa che non capisco e voglio capirlo meglio, e farlo mio”. Io non sono mai stata travolta dal jazz. Allora chiedo a un mio amico di consigliarmi delle robe, mi ascolto solo quello e capisco bene cosa mi piace.
Riesci a sentire meglio la temperatura quando guardi più da vicino una cosa. Alla fine l’osservazione è tutto, è così che abbiamo fatto le scoperte più importanti del mondo. Se continui a guardare le nuvole, e fai solo quello tutto il giorno, capisci che tempo farà domani.

Sfondi una porta aperta, io la fotografia non la faccio per dire qualcosa, ma la uso per cercare di capire qualcosa. Nel senso che fotografo perché sono curioso e quindi la macchina fotografica è un po’ una sorta di lasciapassare che mi permette di entrare, anche per un piccolo momento, a conoscere un’altra persona. In realtà non sono io che voglio dire qualcosa con le foto, ma sono le foto che faccio che vogliono dire qualcosa a me. E quello è un po’ il paradosso.
O magari te ne rendi conto dopo.
Anche io con le canzoni mi rendo conto, magari mesi dopo, e mi chiedo perché questa cosa quando l’ho scritta non l’ho messa così bene a fuoco? L’ho capita adesso. Oppure “sta frase è un po’ deboluccia”. Invece poi mi accorgo fosse una cosa che ho scritto sovrappensiero ma è importantissima per quello che sto facendo adesso. E quindi l’osservazione per me è molto importante.
Anche nella composizione cerco sempre di essere fresca, fare qualcosa che da ascoltatrice mi piacerebbe sentire. Senza forzare un sound in particolare, tipo anni settanta o ottanta. Devo essere sempre un po’ al servizio della canzone.
Come cominci la tua composizione? Dal testo o dalla musica?
Sono una nerd dei testi. Se in un libro c’è un’espressione che mi piace da morire, me la annoto. Un accostamento di aggettivi o un modo di descrivere una stanza.
Oggi una persona mi ha detto “devi fare un funerale al tuo padre ideale”. Mi ha devastato.
Magari sono cose che userò tra sei anni.
Spessissimo parto dalle parole. Se parto dalla musica vedo che parole mi verrebbero da dire naturalmente.
Sono molto attaccata ai testi, tantissimo. E la mia ossessione è avere idee semplici attaccate alla vita, che è una cosa molto complicata.
Sono contenta che molti mi abbiano fatto notare che questo disco sia molto diretto, molto immediato. Non servono otto ascolti per capire una canzone.
Sebbene io sia fan anche di chi fa il contrario: Nel rock penso ai Verdena.
Io però sono un’altra cosa. La mia ossessione è farmi capire. Essere compresa, essere diretta. Più che altro mi rode quando non riesco a descrivere delle cose complicate, quindi faccio sempre questo esercizio di scarnificare fino a quando ne capisco un po’ l’essenza. E le parole mi aiutano in questo.
Amo quando qualcuno riesce a riassumere una cosa complessa e lo fa bene.
E per farlo serve molta sobrietà nello scegliere le parole.
Secondo me devi essere un po’ duro. E io lo sono. Neffa mi diceva “tu sei molto rock quando scrivi”.

Mi è piaciuto moltissimo Ufo, che è un dialogo con te stessa da piccola.
Non è un testo così immediato, richiede qualche ascolto…
Io penso sempre di essere troppo esplicita. Poi mi rendo conto che il feedback dalle altre persone spesso è “l’ho capita meglio dopo che me l’hai spiegata”. Che è normalissimo, non lo vivo come un fallimento. Però più di così che ti devo spiegare, te l’ho detta proprio chiara e tonda. Non mi sono mai nascosta
Anche perché poi spiegando una cosa tendi sempre a sminuirla.
Sì, esatto. È un linguaggio, come una foto, che ha bisogno di essere interpretata.
Anche se la fotografia è un linguaggio molto più criptico, se dico a parole “quella sedia è bella” intendo che per me lo è. Con una macchina fotografica non potrò mai esprimere un’opinione rispetto a quella sedia… sebbene la foto sia un a sorta di riproduzione oggettiva di essa.
Però quando guardo le foto mi interessa sempre vedere (va bè tu sei molto alto) il punto di vista. Per esempio ci sono fotografi che stanno sempre in basso, o altri che ti stanno sopra, altri ancora ti vogliono vedere sempre frontalmente. Già questo mi sta dicendo come scatti, cioè come sei. È regia.
La foto mi dice come occupi lo spazio, dove ti sei messo, dove vuoi farmi guardare, come vuoi farmi guardare.
Dove voglio che tu sia… per questo scelgo di scattare le persone nel loro quartiere.
Da quanto è che vivi qua?
Dal 2020.
Relativamente poco allora, sei arrivata giusta giusta per il peggior periodo di Milano dalla peste dei “Promessi Sposi”.
È questo il fatto… sono venuta dopo che tutti me ne parlavano da anni come di un posto incredibile, dove succedevano cose fighe. Arrivo io e finisce tutto.
Tra l’altro in UFO parlo di questo: ho sempre questa impressione che le cose finiscano quando arrivo io. Non lo devo dire troppo se no faccio le macumbe.
Però Milano è una città che mi accoglie bene, ho trovato questa casa, ho il gatto, ho le piante, che me frega? Sto qua. Però mi sento sempre un po’ ospite, nel senso che le persone continuano a dirmi dopo 5 anni, “quanto rimani?” Sto qua da 5 anni ragazzi!

Anche perché a Milano c’è sempre un riciclo molto veloce.
Tanti mi dicono “sembra che tu stai a Roma”. La prendo come un complimento perché alla fine penso che le persone di Roma, tra tutti i difetti che hanno, fanno ridere.
Sono simpatici i romani!
Roma è la mia città preferita, per quello che ho visto del mondo è la più bella in assoluto. Anche se è un po’ difficile, tanto scomoda.
Però anche se è difficile, è allegra. Qua è tutto più facile, ma sono tutti un po’ più soli.
E poi c’è anche questa cosa di cui tu parli nel disco, questo continuo chiacchierare di lavoro, penso che tu ti riferissi a Milano.
Sì nella canzone mi riferisco a Milano, anche se non lo dico mai esplicitamente. Tutti l’hanno capito.
È una città in cui veniamo tutti per quella cosa… io venivo perché c’avevo fame. I soldi non sono il mio primo pensiero, però non sono manco l’ultimo, parliamoci chiaro. Quindi siamo tutti qua per questo, siamo ambiziosi, è un posto che ti accoglie bene se lo sei. E’ una città che è costruita quasi per farti stare in quella dimensione. Vai per strada e al telefono senti parlare di contratti, di soldi, di lavoro.
Anche quando fai un aperitivo con gli amici parli di progetti.
Anche ai tavoli accanto…
Ti ripeto non è una cosa che disdegno, non è che a me non piaccia parlare di lavoro.
Come dicevamo prima, ci piace quello che facciamo per cui ci sta. Però qui non stacchi mai…
Cavolo quando sto a Roma sento tanto la differenza.
Parlo del più e del meno, di che è successo, degli amici, della famiglia… e poi anche del lavoro.
Poi ti chiedono “come stai?”. Invece qua già deve stare tutto bene, devi solo dire quanto.
Non è che puoi stare in tanti modi, è tutto bene. Che cosa ti può andare storto?

È una città molto strana.
A me dispiace perché sembra sempre che ne voglio parlare male, non è così, a loro modo sento sia Milano che Roma come “mie”.
Sembra sempre che mi sto a lamentare, però ci sono delle cose oggettive.
Così come ce ne sono anche dei romani: la lentezza, i ritardi, dello stare sempre tutto a birra e salsiccia.
Sì anche quella approssimazione di dire “ok sì sì la facciamo non ti preoccupare”.
Il problema è che il risultato poi lo portano a casa, però con una gran fatica gestazionale, almeno per me.
La fatica che ci metti a spostarti da una parte all’altra di Roma… fai una cosa al giorno.
Una cosa al giorno. Se hai il motorino due. Però poi basta, vai a casa… è finita la giornata.
Quella roba lì non è neanche dovuta tanto alle dimensioni della città, ma proprio a uno scoordinamento totale.
Guarda io ho fatto il classico e ci stavano le versioni di latino di amici di Cicerone che gli scrivevano “ti verrei pure a trovare a Roma ma ci sono le bighe in doppia fila, non si riesce a passare, c’è troppa confusione”. È sempre stata così.
E sembra comunque resistere con tutta se stessa per poter rimanere così, e d’altronde chi siamo noi per negarglielo. Siamo di passaggio, lei no.
Milano cambia, appena sbatti gli occhi c’è una cosa nuova.
Non avere un collegamento diretto col mondo è anche un po’ il difetto di Roma. La trovo un po’ scarsa a livello di proposte di arte, di musica… passa tutto da Milano.
Sono d’accordo, è un brutto periodo per i concerti a Roma, un brutto periodo per i locali romani. Ci sono stati tempi migliori per l’arte secondo me.
È una città molto diversa.
Anche il rapporto estremo tra il sacro e il profano è una roba straromana.

A proposito di religione, tu credi?
Allora, i miei genitori sono di due religioni diverse, mio padre è musulmano e mia madre cristiana. E sono entrambi credenti e praticanti, a loro modo.
Sicuramente c’è sempre stata spiritualità nella mia vita, e non riesco a pensare che non ci sia una regia da qualche parte. Una forza che un po’ equilibri le cose. Ecco, non so dirti se ci sia una religione che mi rispecchi più di altre, mi interessano tanto tutte quante, e le ho sempre trattate con molto rispetto.
Sono piena di persone intorno a me come i miei amici, che stimo tantissimo, a cui non si può parlare di Dio, “beh, ma che dici, non esiste niente”. Ok, va bene, ma dato che è dal giorno uno che abbiamo intuito che forse c’è qualcosa di superiore, possiamo provare a prendere quell’ipotesi in considerazione?
Sono a disagio perché spesso vorrei qualcuno con cui anche semplicemente confrontarmi, ma la religione comunque rimane un tema divisivo, anche se “religo” vuol dire unire insieme.
E’ sempre difficile districarsi nel ragionamento.
Non so bene che cosa esista, però secondo me una forza che non è casuale è molto plausibile. Sarei più felice se non si potesse mai spiegare, perché come tutti i misteri sono misteri in quanto tali, e se lo spieghi non è più un mistero.
La cosa più vicina alla religione che sento che potrei fare come persona nata e cresciuta in Italia forse sarebbe il Cristianesimo.
Che ne so io del Buddhismo? Sono nata a Monte Rotondo…
E spesso sono anche attratta da questa cosa, anche cristiana, non so come dirti. Se leggi la teologia, ti accorgi che le religioni dicono delle cose molto belle, semplici e forti.
Però tutta questa voglia di elevazione dell’anima, per me si spegne nel momento in cui senti il prete che ti chiede stupito “Sei fidanzata senza il matrimonio??”
È il dogmatismo quello che uccide.
Io sono indeciso tra l’agnosticismo e l’ateismo. Sebbene in un certo senso invidi chi crede, è un dono. Ce l’hai o non ce l’hai.
Per me lo spirituale è nell’arte, io trovo che sia un tipo di energia che non puoi spiegare, la puoi interpretare, la puoi leggere a modo tuo.
Però quando io nella vita di tutti i giorni, da stronza bianca occidentale, ultra privilegiata (ce le ho tutte) provo a dire “questa roba che dice il cristianesimo è anche interessante, facciamola senza dire che è cristiana”… non vengo accettata
Gesù era un figo
Il problema è che è un figo anche il demonio! è super sexy! Se no non era il diavolo…
Assolutamente! Poi Lucifero è un angelo caduto… tutto torna.
Bene io farei le foto, perché qua stiamo parlando tantissimo.
