VALLE MOSSO, PAESE-CICATRICE

Fotografie di Giulia Deiana

Valle Mosso, piccolo paese di 3500 abitanti, taglia come una dolorosa cicatrice i pendii di un cupo paesaggio biellese. Si è fatto cicatrice prima nel tessuto naturale di una terra selvaggia, poi nel tessuto socioeconomico di un popolo operaio.

Prima la natura fu spinta lontano da una forza centrifuga il cui fulcro erano la tecnica e il benessere. Le acque scoscese furono ingabbiate e divennero motore, reale e metaforico, del grande movimento tessile. Le fabbriche spuntarono inerpicate a ridosso dei corsi d’acqua più potenti e così lo scroscio di un tumultuoso torrente Strona fu rimpiazzato dal tintinnio di una ricchezza dilagante. Ma, come spesso è accaduto, il macabro bisturi del progresso ha tagliato con imprecisione, deturpando le anse del torrente.

Nel mentre, tra le strade di un paese che non si sosteneva più sul suolo ma sulle Fabbriche, una grande vita operaia si organizzò. La comunità si accese e si modellò rivestendo di speranza la grande cementificazione: vennero eretti una casa E.N.A.L. (Ente Nazionale Assistenza Lavoratori) munita di teatro, studio di registrazione e molto altro, un poliambulatorio, scuole e persino una chiesa la cui architettura sembra ispirarsi a quella dei magazzini con grandi muri di cemento spogli. 

Poi il fulgore dell’attività industriale è mutato in vuota presenza. A partire dagli anni ’90 la crisi del settore ha colpito, lacerando le trame tessute nei telai delle industrie e della collettività. Molti edifici sono diventati scheletri: i muri grigi portano targhe che intuiscono lo splendore passato. Le case di via Roma, la principale del paese, poggiano solo più su stanze vuote e i negozi, una volta in affitto, sono riempiti non temporaneamente di gloriosi ricordi. Insieme alle persone se n’è ormai andata anche l’identità che percorreva queste strade.

Il ciclo però si sta compiendo: la natura sta imparando a nutrirsi del vuoto e a prosperare nel dimenticato.

Ciminiera su sfondo di bosco
Ciminiera tra scheletro di struttura
Ciminiera nell’amenità del bosco
Tubo che taglia e disturba il bosco
Il tempo immobile della stazione e una via senza identità
La religione del progresso o il progresso della religione?
Una colonna del poliambulatorio sostiene l’ascesa dei rovi
Dentro il giallo di una entrata del poliambulatorio, fuori il rosso di un muro di una fabbrica
Drammi cadenti nel salone della casa E.N.A.L.
Insegne, come sogni, spezzate
Gloriose vittorie ricurve
Nuovi arrivi vecchi da sempre
Infelice ma coraggiosa frase in un negozio abbandonato
Riflessi di vite passate nelle insegne e nelle fotografie
Il cielo stretto tra un palazzo storico e una fabbrica storica
Nell’ombra via Fabbriche, nella luce la Natura che avanza
Burattineschi inviti a non addentrarsi in via Fabbriche
Croci per nascondere e dimenticare
Piante conquistano il panorama da via Fabbriche