DIRTY BOOTS – Gemitaiz

Rubrica: Dirty Boots

A cura di Mattia Zoppellaro
Fotografie, Intervista e Art Direction di Mattia Zoppellaro

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MZ: Come sta andando a Berlino?

G: Bene, venerdì siamo usciti a sentire un mio amico che suonava in un club e poi alle 5 siamo andati al Sisyphos. Pensavamo di stare 3-4 ore, siam tornati la notte dopo. Ero in un turbine.

MZ: Oltre che molto famoso, sei vistoso… Giri liberamente?

G: Durante gli anni ho imparato un po’ a gestirmela, ma all’inizio è stato complicato.
Non è facile quando ti rendi conto che non hai più una tua libertà… Lo subisco in Italia. Dove per me è impossibile girare tranquillo, neanche nel posto più sperduto. Anzi, forse lì è pure peggio. Non ho mai avuto un personal, qualcuno che mi accompagni, giro da solo o con i miei amici, non voglio avere intorno le persone che mi proteggono, che distanziano la gente, me la risolvo da solo… se l’approccio è educato e il momento è giusto, mi fermo, mi faccio una foto, quattro chiacchiere… mi fa super piacere. Altrimenti, lo dico, in maniera tranquilla, non mi stizzisco né mi dà fastidio. Poi se qualcuno si comporta maleducatamente, faccio anch’io di conseguenza.
Sono una persona alla mano ma vengo comunque dai quartieri, quindi se mi rompo il cazzo, rispondo male… Non ho vissuto chissà quali situazioni criminali. Però sono sempre stato per strada, fin da ragazzino, tutti i giorni, tutto il giorno, ho sempre vissuto così…Ci sono ovviamente dei posti che evito, dove so che andare sarebbe eccessivo: non passeggio in centro a Roma alle tre del pomeriggio…Quando posso cerco di stare tanto tempo all’estero perchè vivo una libertà simile a quella che vivevo in Italia prima di diventare famoso. Quindi posso starmene tutto il giorno in giro, fare quello che mi pare.

MZ: Com’è il tuo background familiare?

G: Non ha nulla a che fare con il rap, ma ha a che fare con la musica. Mio padre era un musicista per la maggior parte della sua vita, ha scritto poesie, canzoni etc. Scrisse tutti I testi di un disco considerato uno tra i più importanti dischi del prog Italiano “Reale Accademia Dalla musica” della Reale Accademica di musica. Sono cresciuto completamente immerso nella musica, tutto il giorno, tutti i giorni, sempre.
Grazie soprattutto a lui, ma anche a mia madre, che è sempre stata un’appassionata.
Quindi per me è stato quasi normale, spontaneo rendermi conto che fosse la mia cosa.
Verso i 12-13 anni ho deciso che che mi sarei messo a scrivere e che volevo fare il rap. Era il 2002.

MZ: Cos’è che ti ha fatto decidere?

G: Un disco di Tupac, All Eyez On Me. Mi venne regalato dal mio migliore amico quando avevo 13 anni e decisi che quella era la cosa più bella che si potesse fare. Prima ascoltavo altro. Un po’ di rap, certo, però sentivo di tutto: il punk, lo ska, la dub. Ero una zecca, come si usava dire a Roma, vestivo largo, coi capelli lunghi, le magliette di Che Guevara. Sono cresciuto in un ambiente “rosso”. Mio padre e tutti quanti nella mia famiglia erano ben schierati. È difficile che un artista non lo sia. Mio padre oltre a scrivere poesie, suonava molti strumenti, principalmente la chitarra.
Van Morrison, i Beatles, gli Stones, The Band, Bob Dylan. I pezzi che mi ricordo di più erano quelli che sentivo dai suoi dischi. Comunque crescendo ho voluto ascoltare un po’ di tutto.

MZ: Hai provato a suonare qualcosa?

G: La batteria, poi il basso, e ho capito che forse non devo usare strumenti… devo scrivere le canzoni. All’inizio io e un mio amico eravamo convinti di diventare un gruppo punk. Lui voleva suonare la batteria, io il basso e scrivere canzoni…Manca un chitarrista? bastiamo e avanziamo!

MZ: Cantavi tu?

G: La mia idea era quella. Ho una personalità che mi ha sempre fatto credere di poter raggiungere quello che mi piace. O almeno provarci. A 7-8 anni mi ero convinto di poter fare il calciatore! Mi ci ero intestardito, e mi sono reso conto crescendo che c’era troppa gente più forte di me. Ero bravo, ma non ero uno che voleva dedicarsi tutti i giorni della sua vita a fare quello. Crescendo poi ho scoperto il writing, le canne, le ragazze. Le altre cose sono un po’ svanite, invece la musica è andata sempre a crescere.

MZ: John Lennon dice che lui ha iniziato a suonare perché aveva visto un film con un rocker che conquistava Brigitte Bardot. E lui ha detto, vabbè, suono anch’io la chitarra perché voglio una ragazza bella come lei.

G: Uno dei miei artisti preferiti è uno scultore polacco: Stanislav Szukalski. Diceva: ”Tutti i nostri talenti derivano dal sesso. Noi cominciamo ad esprimerli dopo che abbiamo un rapporto, quando scopriamo l’amore”. Magari scherzava. Ma è anche vero che tante volte lo stimolo e la volontà per fare qualcosa arrivano da qualcos’altro, se non sei abbastanza sicuro. Se sai che la ragazza che ti piace è attratta da quelli che suonano la chitarra, ti metti in testa di suonare la chitarra per conquistarla. Se poi ti innamori anche della musica e scopri che quella è la tua vocazione, ben venga. Altrimenti avrai comunque imparato a suonare la chitarra…Secondo me è importante che non sia solo una ricerca necessaria per fare successo, qualcosa che ti debba portare dei risultati immediati, che ti confermi dopo poco. Se poi succede bene, non deve essere necessario.

MZ: Tu hai iniziato a fare rap quando il rap non era mainstream, lo hai fatto per pura passione. Ora vedo tanta gente che inizia perché sa che potrebbe avere una scorciatoia per avere un buon riscontro di pubblico, e di soldi. Partire dalla gavetta, quando questo genere non era di massa ti dà un valore aggiunto?

G: Certo, è importante. Anche se non posso pretendere di dire che la gente che oggi comincia a fare rap non lo faccia per passione. Adesso è più facile riuscire a rendere remunerativo il tutto. Ovviamente ho più conferma della purezza di un artista che fa una cosa pur sapendo di non poterci fare una lira. Spinto dalla necessità di esprimersi. Non posso sapere con certezza chi lo faccia per necessità, per soldi, o per moda. Ce lo dirà il tempo. Se un rapper fa il primo disco hip hop, il secondo completamente pop e poi va a Sanremo, non è un rapper…Se fai la tua roba per 15 anni, vedo dove stai andando e capisco il tuo percorso ti rispetto musicalmente. Se fai il saltinbanco da un genere all’altro, fai featuring con chiunque, fai cover di pezzi che vanno forte in Sud America e non hai una vera personalità, è ovvio che non ti considero. Ma non lo faccio perché vai a Sanremo….

Adesso c’è stato Nayt, è un mio carissimo amico, un ragazzo che è cresciuto con noi e non mi pare abbia sfigurato. Non si è snaturato, ha fatto una roba sua e a me va benissimo. Se Nayt fosse andato lì e avesse fatto “Ti Amo” col mazzo di fiori sarebbe stata una roba diversa.

MZ: Hai mai pensato di andarci?

G: A me Sanremo non piace per come vengono scelte le canzoni che partecipano, e soprattutto per chi le sceglie. da Amadeus o Carlo Conti?!? chi c’è adesso?

MZ: Di Martino

G: (sguardo perplesso) Guarda, piuttosto ci metto un ex musicista, un cantautore, no? Non so, magari fa una scelta stramba, però non fa una scelta a cazzo, o per accontentare i vecchi. E il problema di Sanremo è quello… Poi ogni puntata dura ore e ore e ore, ma di musica c’è poco, ci sono tutti questi siparietti ridicoli, milioni e milioni di euro dati a quattro buffoni che vanno lì a leggere una cazzata, non è un posto dove la musica viene messa al primo posto, è tutto il contrario. Sanremo è un teatrino di qualunquismo, acchittato per arrivare a un determinato tipo di pubblico, non per arrivare a tutti. La maggior parte della gente under 60 che lo guarda lo fa per per ridere. Facendo gruppi di ascolto per prenderlo per il culo.

Se fosse una roba seria, perché no? Io ho uno spirito competitivo, ne ho fatti di pezzi nella mia carriera che lì non avrebbero sfigurato. Però non ne ho la necessità, mi va bene fare quello che faccio, come lo faccio e quando lo faccio. Non voglio fare più soldi, non mi servono, non sono avido, ne faccio comunque abbastanza, sono a posto. Tra l’altro da novembre diventerò completamente indipendente, aprirò la mia etichetta, diventerò proprietario di tutta la mia musica. Anzi adesso sarà ancora più facile per me fare delle robe un po’ più particolari, cambiare un po’ il suono, mantenendo la mia identità, sperimentando di più. Poi un occhio alla vendita ce l’ho sempre. Non che io faccia musica con questo fine, però speri sempre che vada bene. Da full indipendent sarò proprietario di tutto quello che faccio e percepirò molto di più di quanto percepisco adesso. Quindi paradossalmente se io vendo la metà delle copie del mio prossimo disco, probabilmente ci faccio comunque più soldi.

MZ: Il tuo futuro? Vuoi buttarti più sulla produzione?

G: Ho sempre voluto produrre, ho il mio gusto e le mie idee. Ho sempre racimolato samples, e mi sono un po’ odiato per un periodo, perché dicevo, non sai suonare un cazzo di strumento, non sai fare due accordi di seguito… ti devi mettere a fare qualcosa! Ero geloso, ero invidioso di chi si poteva produrre il proprio beat. E a un certo punto durante il COVID mi ci son messo, e a forza di provare alla fine trovi il tuo metodo. Poi le robe che mi faccio da solo, le do da arrangiare ai musicisti di cui mi fido. Se voglio mettere un violino non mi ci metto io con l’archetto a trovare un giro che mi piace… lo chiedo a Rodrigo… Come se lui volesse fare una strofa rap, invece di chiederla a me prova a scriversela da solo… non penso che lo farebbe…

MZ: Com’è la genesi dei tuoi pezzi? Come cerchi i samples?

G: Digging spietato su tutte le piattaforme possibili: Spotify, YouTube, vinili, profili Instagram dei Vinyl Collectors. Sono completamente ossessionato. Faccio solo quello. Non ho nient’altro da fare. Tutti i giorni! Almeno due o tre ore alla ricerca di qualcosa. È per quello che faccio un sacco di roba.

Magari non durante un tour di 3 mesi, non mi sveglio la mattina tra un concerto e l’altro e mi metto a farlo… Però, ora che ho finito, ho già ricominciato. Sono sempre alla ricerca della cosa nuova sopra cui poter scrivere. Non ho mai buttato giù una parola senza avere la musica sotto. È lei che mi detta le barre. Può essere un sample o anche il beat di qualcun altro che trovo su YouTube… Non deve essere per forza qualcosa che ho fatto io.

Dopo aver scritto qualcosa, da lì mi tengo una voce, inizio a cercare dei sample che vanno bene su quella roba e rifaccio un altro beat.

Per Elsewhere, per esempio, sono partito così: con dei beat, ho messo le voci e poi mi son fatto riarrangiare da Frenetik, da Orange e dagli altri. Sono andato lì già con dei provini fatti su WhatsApp, e ho detto questa cosa la vorrei fare così, quest’altra così, e questa magari la mettiamo nel cassetto.…Però se c’è un sample che mi piace, non mi metto a usare il master. Prendo e lo risuono o lo faccio risuonare. Lo vario. Come fanno tutti. Il rap è sempre stato così, rubi. Non nella lirica, ma nello strumentale, nella musica. È nato così, con i dischi del tuo fratello maggiore, quando non c’hai una lira… Adotto ancora adesso lo stesso metodo. Una ricerca, continua, fino a che trovi una cosa che ti piace, un etichetta che pubblica qualcosa che ti ispira, da lì ne trovi un’altra… È un lavoro serio. Ti deve andare di farlo.

M: Rubare il sample, è un po’ come per me rubare la foto. È sempre un guardare fuori per cercare di portarsi dentro quello che vedo. È tutta un’ispirazione.

G: Trovo che sia così un po’ in tutte le discipline creative. Credo che poi il gusto, le reference, siano fondamentali in tutto e per tutto. Che tu faccia il fotografo, il cantante, o l’architetto. Comunque capire quello che vuoi rubare significa riconoscere ciò ti piace, che ti ispira, che in fondo fa parte di te, del tuo bagaglio culturale

MZ: È fondamentale andare a cercare ispirazione al di fuori della propria disciplina. Il cinema per me è forse l’elemento di ispirazione principale. Ne sono bulimico. Quando ho tempo libero, mi guardo anche tre film di fila…

G: Sì assolutamente. Con Manuel (il regista che collabora con Gemitaiz N.D.A.) fin da quando eravamo piccoli scaricavamo decine, centinaia di film. Avevamo 13 anni e guardavamo di tutto… dalla trilogia di Kieslowski, al cinema di Kitano o Kim Ki Duk. Ci siamo spolpati tutto lo spolpabile.

MZ: Cosa ti è piaciuto ultimamente?

G: Negli ultimi mesi non ho avuto tempo di dedicarmi al cinema perché stavo preparando il tour. Però mi piacciono molto gli horror, quelli fatti bene, non mi piace il jump-scare. Ho visto Obsession, carino, attori molto bravi, girato in maniera magistrale. Il film in sé e come finisce non è esattamente “my cup of tea”. Poi Backrooms. Quello mi ha disturbato di più. Cerco sempre di essere disturbato, dall’arte in generale, ma dal cinema particolarmente. Mi piacciono le cose scioccanti, oppure i documentari sui serial killer, sui rapimenti, sono proprio in fissa. Non è che cerco per forza i nove minuti di Irreversible… Però ho bisogno di essere scosso in qualche modo… Difficilmente guardo film per ridere. Io dico sempre, ridiamo già abbastanza dei cazzi nostri…Mi piace il black humor. Però il mio genere è l’horror…

MZ: Hai mai pensato di collaborare con registi?

G: Ho prodotto adesso l’ultimo cortometraggio di Manuel e abbiamo fatto anche la colonna sonora.

MZ: Come vedi il tuo futuro? Com’è il tuo rapporto con il “diventare grande” nel mondo “giovanile” del rap? sei solo davanti a migliaia di persone… mi immagino essere molto faticoso…

G: Ho sempre fatto delle cose che poi potessi portare dal vivo in maniera consona.

Non mi piace quando ci sono playback o half-playback. Non mi piace avere qualcun altro sul palco che ti porti solo per farti chiudere le rime. Poi è ovvio che se sto con otto amici miei a suonare è più bello. Io mi diverto anche da solo con il dj. Il palco lo tengo senza nessun tipo di paranoia

MZ: Ora che apri la nuova etichetta vuoi firmare anche altri artisti?

G: Sì, voglio fare un po’ di tutto. Sia produrre dischi degli altri che fare i miei, fare joint album con altri musicisti. Collaborare. Di idee ne ho fin troppe. Non ho veramente nessun tipo di dubbio a riguardo: sono sicuro che lavorerò con l’arte fino a quando muoio.

MZ: Con Madman come vi siete conosciuti?

G: Era amico di un altro amico mio. È venuto a vivere a Roma per fare l’università e siamo diventati best friends. Credo che in Italia siamo quelli con più canzoni insieme

MZ: Penso tu sia tra gli artisti con più pezzi…

G: Se calcoli anche tutti i mixtape, il free download, siamo oltre i 600. Se conti anche i featuring, sono più di 600

MZ: Sei al decimo QVC. Quei mixtape si trovano solamente su YouTube, una scelta tua?

G: Sì, erano tutti beat americani, mica li potevo vendere. Non devo chiedere I diritti a nessuno se non ci guadagno. Posso usare quello che mi pare. Perché non è monetizzato.

MZ: Rispetto al rap di oggi come ti poni?

G: Al di là delle prime robe di Travis Scott, sono un grandissimo fan di Future che per me è Dio. Non fa altro che dire delle atrocità ma nel suo essere ignorante è onesto, e comunque ha creato un genere musicale. Non esisteva la trap prima di lui… A fare quella roba, tutta dirty-mad, trovo sia il migliore. Con questi flow ridondanti. Imbattibile.

Poi però ascolto tanta musica che non è rap. Anzi per lo più non ascolto rap. Musica psichedelica, tra gli anni 70 e 80, in cui trovo molti samples. Adesso sto scoprendo la musica brasiliana di quegli anni. Simone

(MACE) mi ha fatto sentire il concerto di Santana che fece in Giappone, da sturbo mentale. Tra la roba recente che esce ascolto prevalentemente elettronica.

MZ: E vai spesso anche a vedere concerti?

G: Assolutamente! Sono andato a sentire Marilyn Manson un mese fa, poi Beth Gibbons che ha suonato a Milano. Anche I Portishead per me sono Dio.

MZ: Ho visto Tyler settimana scorsa, lo adoro.

G: A me Tyler non fa impazzire, io non cambio città per andarmi a sentire un suo concerto.

MZ: E Kendrick?

G: Lui è sicuramente un fenomeno, penna infallibile. Se esce con un progetto me lo sento bene, So che che mi affascinerà sicuramente, magari non in tutte le tracce, però qualcosa che mi stupisce ci sarà sempre.

MZ: E invece la tua corazzata Potemkin? Quell’artista di cui non capisci il successo?

G: Non so… Taylor Swift mi fa cacare, però capisco perché abbia successo. Stessa cosa per Ed Sheeran. Non riesco a sentirlo più di un minuto, mi viene il latte alle ginocchia. Però capisco perché faccia quei numeri.

MZ: E della polemica con Macklemore, che ne pensi?

G: Macklemore comunque è schierato, giustamente non fa l’incoerente. Ed Sheeran si sta beccando una bella shitstorm… Ed è giusto che se la prenda. Manco gli servono I soldi… Non muore certo di fame, questa è soltanto greed.

MZ: Quando ti hanno beccato come hai vissuto la cosa dal punto di vista creativo?

G: Dopo i domiciliari sono uscito dal tribunale, e la sera stessa avevo un volo per Amsterdam, e sono andato a scrivere il disco (Kepler) con MadMan. In due settimane! A livello creativo stavo de foco! E di fatto quel disco è stato anche un gran successo, da tutti i punti di vista, insomma, “blessing in disguise”

MZ: Programmi futuri a breve termine? Torni in studio per incidere qualcosa?

G: No, sto fermo un attimo, l’ispirazione va ricaricata. Sono bello drained out adesso, dopo tour e disco… Ho bisogno di fare tante altre cose, rimettermi a scrivere, e soprattutto capire cosa voglio scrivere. Non ho nessun progetto in canna. Arriva sempre all’improvviso, da un momento all’altro.