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Caravaggio era un maiale – Perimetro

Film di Giacomo Bolzani con Pasquale Martini

2019 FullHD 23′ col.

37 TORINO FILM FESTIVAL – Official Selection
VISIONS DU REEL 2020 – Media Library Selection
ASOLO ART FILM FESTIVAL – Winner Best Short Film On Art
FESTIVAL MENTE LOCALE 2020 – Official Selection

 

 

 

 

 

 

Sinossi

Con alle spalle studi d’artista e una quasi carriera da pubblicitario, Pasquale Martini vive e lavora da oltre vent’anni come allevatore di maiali. Perché gli umani stufano, dice. Mentre gli animali mantengono viva la creatività. E’ in simbiosi con i loro ritmi che trova infatti il giusto equilibrio per sfogare la propria sensibilità artistica: un percorso visionario e surreale, un’opera capace di riscrivere i confini tra uomo e istinto, grugnito e parola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stato lui a trovare me. Una mattina nella tabaccheria di paese. Ha scavalcato la fila, mi ha guardato ed ha iniziato a raccontarsi. L’energia delle sue parole, sincera e libera da schemi sociali, mi ha conquistato nel giro di pochi minuti. L’ho raggiunto il pomeriggio stesso, eccitato e spaventato all’idea di assistere ad una storia che sentivo selvatica, che non avrei saputo e voluto imbrigliare. Così è stato. Ho documentato la sua persona in silenzio, senza preoccuparmi di quello che sarebbe stato né di quello che quelle immagini avrebbero significato. Mi interessava ascoltare, come si fa con le favole, capire da vicino chi fosse e perché esercitasse su di me quella strana attrattiva. Pasquale brilla di una luce antica, di un fascino povero e nobile allo stesso tempo: quello degli artisti più veri, che vivono di sentimento e poco altro.

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‘Caravaggio era un maiale’ ha rappresentato per me una doppia rivelazione. La prima é coincisa con la figura di Pasquale, il protagonista del racconto, una persona decisamente poco usuale; la seconda ha invece a che fare con le modalità attraverso cui ci siamo incontrati. Una mattina in tabaccheria, eravamo due perfetti sconosciuti. Mi ha rivolto lo sguardo, all’improvviso, e ha iniziato a raccontarsi. Il pomeriggio stesso ero da lui, con la fame quasi bulimica di chi ha voglia di ascoltare quella che sembrare una favola.

Il film racconta quindi di Pasquale ma inevitabilmente anche di me. Racconta del mio viaggio emotivo alla scoperta del suo personaggio, un viaggio intimo ma anche piuttosto ‘violento’ nelle sue modalità di racconto e di raccolta.

E’ un film al quale sono piuttosto affezionato perché ha dato forma a quella che è forse la mia prima ossessione in quanto a documentarista: l’idea che il reale attorno a noi sia un reale che accade continuamente, un reale che necessita del nostro sguardo e al quale possiamo, dandogli la giusta attenzione e il giusto tempo, permettergli di meravigliarci, di sorprenderci sempre.