Fotografie di Anna Consilia Alemanno

Bairro de Boa Esperança, a nord est di Sal Rei, la principale città dell’isola di Boa Vista, è un quartiere favela in cui gli abitanti vivono in condizioni abitative e sociali precarie. 

La storia del quartiere risale all’inizio del 2000, quando iniziarono ad arrivare dalle altre isole dell’arcipelago, dal Senegal e dalla Guinea, migranti richiamati dalle opportunità lavorative seguite alla costruzione dei villaggi turistici e dei resort di lusso. A causa degli affitti troppo elevati e sproporzionati rispetto ai salari, i nuovi abitanti di Sal Rei iniziarono a costruire delle baracche con materiali di fortuna, come lamiere, cartone e assi di recupero. Con il passare degli anni gli stessi abitanti hanno abbandonato le baracche costruendo piccole abitazioni in cemento, ma restano le ombre di un passato di estrema povertà le cui conseguenze sono ben visibili nel paesaggio urbano.

Circondata dalle saline da cui prende il nome, Sal Rei attira persone dalle altre isole e dalla costa occidentale africana in cerca di lavoro. Oggi l'immigrazione è principalmente dovuta alla grande richiesta di personale da impiegare nei tanti villaggi turistici.
Attraversando il quartiere avverto il forte contrasto con i grandi alberghi di lusso sulle coste dell’isola, alberghi dove vengono impiegati per lo più proprio gli abitanti di Bairro de Boa Esperança.
Nella baraccopoli ​vivono attualmente tra le 9.000 e le 10.000 persone: circa due terzi della popolazione totale dell'isola, che nel 2019 era stimata in circa 17.700 abitanti.
Da alcuni anni sono iniziate le demolizioni di alcune baracche da parte dello Stato, che sta cercando di migliorare la situazione degli abitanti costruendo degli edifici popolari, alcuni dei quali sono già stati completati.
Le abitazioni sono spesso luoghi fatiscenti, senza acqua potabile, né fognature ed energia elettrica, ma che a loro modo provano ad avere un po' di dignità.
La popolazione è molto giovane e i tanti bambini giocano spesso in strada, tra i ruderi e le macerie delle baracche.
Bisogna richiedere un permesso e pagare una tassa per costruire una baracca, ma nessuno è proprietario dell'abitazione e del terreno dove sorge, che rimane a disposizione dello Stato.
Nella favela non c'è acqua potabile. Viene acquistata a 15 centesimi al litro, trasportata in bidoni di plastica da 25 litri e utilizzata con parsimonia per bere e cucinare, mentre per lavarsi c'è l'acqua del mare.