Milano ti dà, Milano ti toglie | Sara Potente

Fotografie di Letizia Toscano

Milano ti dà, Milano ti toglie – la nuova rubrica in cui Pier Costantini e Letizia Toscano, incontrano e raccontano alcuni personaggi di Milano. Oggi incontriamo Sara Potente.

Milano ancora Milano, perché Milano?

Potrei risponderti con i versi di alcune canzoni che amo e che la descrivono:

Milano vicino all’Europa

Milano che banche, che cambi

Milano gambe aperte

Milano che ride e si diverte

Milano a portata di mano

Ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano

(Lucio Dalla)

Questa è la Milano che mi ingoia

Principessa della paranoia

( Casino Royale)

Dammi good vibes, solo good vibes!

(Mahmood)

Ammetto che non sarò obiettiva perché sono innamorata di questa città e mi sento milanese fino al midollo (senza mai dimenticare le mie origini pugliesi).

In questo luogo: dove stanno il tuo cuore, la tua testa, le tue mani?
Sentimenti, azioni, obiettivi (inteso come quartiere)

Il mio cuore é in Porta Romana: gli anni del liceo, delle birrette al Pogue con la comunità  irlandese a cantare la colonna sonora di The Commitments, la prima caduta con il Si nuovo tra le rotaie e il pavè (un classico), la sede della V2 Records dove ho lavorato per 8 anni, qui ho comprato la mia prima casa a due passi dalla Bocconi. Quando ho conosciuto Il mio fidanzato era in procinto di lasciare il centro e alla domanda “dove mi metto a cercare?” la mia risposta fu secca “in Porta Romana perché è il centro del mondo”. Tuttora vivo qui in attesa di ristrutturare il mio nuovo appartamento.

La mia testa è in Dergano dove lavoro ormai da diversi anni e dove mi sono iscritta seriamente in palestra (un traguardo per la mia serotonina). Il mio equilibrio psico-fisico e le azioni quotidiane le vivo in questo quartiere popolare che mi ricorda tutti i giorni la vita vera tra mini market kebabbari, negozi di cellulari di fianco agli uffici Sony gonfi del rutilante – e a volte capriccioso – mondo dello showbiz.

Le mie mani nel vero senso della parola sono nella costruzione della mia nuova casa all’Isola, altro quartiere nato popolare ora all’ombra del bosco verticale, simbolo dell’ineluttabile imborghesimento della città.

 

Quale sogno hai realizzato qui e quale vuoi realizzare?

Aver trasformato la passione per la musica nel mio lavoro, un privilegio.

Chiudi gli occhi: qual è il ricordo che qui ti lega?

Riapro gli occhi e sono in Pergola Tribe, ballo sudata tra le mura di Bomboclat, mura tracotanti dell’arroganza dei miei 20 anni di una generazione inclusiva e politicamente e socialmente impegnata.

Gli anni 90, gli anni della sperimentazione, dell’imbastardimento, di quel melting pot di culture e suoni che guarda caso nel mio lavoro cerco in ogni progetto che seguo e artista che firmo.

Qualche metro più in là di Pergola c’è casa del mio amico Marco (Mathieu) che non vive più su questo pianeta e che é stato una boa fondamentale dei miei 30 anni.

Quando guardo le finestre di via Borsieri lo immagino ancora lì a scrivere, una sigaretta tra le dita, gli anelli, la risata crassa, le note di Camisa Negra.

Ieri Oggi Domani.
I pro e i contro di essere (diventato o essere) un milanese.

I pro

La meritocrazia. Imparata dalla mia famiglia, il meglio della provincia progressista, fatta di donne autonome, di una ragazza madre di 16 anni (la mia) che si laurea in informatica nell’ 82 e ritrovata qui nell’ 87. Milano é il posto dove una passione enorme puo’ diventare il tuo lavoro, dove (e non e’ finita, e’ appena iniziata purtroppo e per fortuna) una donna a furia di capocciate può diventare dirigente. La meritocrazia, la stessa che applico per scegliere le persone con le quali lavoro.

La gioventù che e’ data dal muoversi costante delle cose, solleticata dal nuovo che anche tu cerchi e poi non ti accorgi che in questa città a quasi 50 anni frequenti quelli di 25 e quelli di 75. In questa città tira l’aria fresca dell’innovazione, fresca come l’acqua termale spruzzata in faccia in queste giornate afose. In questo Milano è unica in Italia.

I contro

Horror vacui: l’ impossibilità di accettare l’inutile, il vuoto, l’inutilizzato, e in qualche modo quindi il veramente eccentrico, il marginale e quindi geniale, l’underground che non a caso viene accolto qui (anche per convenienza, sia chiaro) ma nasce altrove, nelle metropoli vere come Napoli  e Roma o in provincia, in tutte le arti.

la crescente polizzazione sociale, i prezzi impossibili del real estate (che non a caso hanno distrutto in fase simili New York e Londra nel recente passato), la città per soli ricchi nel futuro prossimo, insopportabile. Rischio che va evitato