Da più di sei anni ormai, Perimetro si impegna nel creare e dedicare uno spazio a progetti personali e autoriali provenienti dai molteplici sguardi dei diversi fotografi con l’obiettivo di valorizzare la forza espressiva intrinseca di ogni racconto fotografico.
Per il quarto anno si sono tenuti i Perimetro Awards, una votazione mensile di tutti i progetti che quotidianamente vengono pubblicati sulla piattaforma. A valutare attentamente le storie sono una giuria, sempre diversa e composta da esperti in aree diverse, e il cuore pulsante di Perimetro: la sua community.
Alla fine dell’anno, tutti i progetti che sono stati votati durante ogni mese arrivano alla selezione finale. Le storie protagoniste di questi Perimetro Awards sono state 35. Di queste, 13 sono arrivate nella classifica finale.
Si ringraziano i giurati dei Perimetro Awards 2025:
Alice Crose, Alessandro Timpanaro, Andrea Chimento, Andrea Comollo, Chiara Ferella Falda, Diego Sileo, Eleonora Crugnola, Enzo Cortini, Francesco Pileri, Francesco Raganato, Francesco Rombaldi, Giada Triola, Giovanna D’Ascenzi, Giuseppe Toscano, Guido Casali, Ludovica Pellegatta, Mario Beltrambini, Melissa Peritore, Michele Lupi, Niccolò Maria Santi, Patricia Armocida, Raffaele Vertaldi e Veronica Iurich.

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10° classificato
Costanze Han con THE BETEL NUT BEAUTIES
Le noci di betel, o bin lang, sono il frutto di un tipo di palma che viene masticato come stimolante soprattutto dai camionisti che effettuano lunghi viaggi e dalla classe operaia. Il loro consumo avviene in varie parti dell’Asia, ma la pratica dei venditori di assumere “bellezze di betel” – giovani donne vestite in modo seducente per attrarre i clienti – è diventata un fenomeno taiwanese a partire dagli anni ’60.
The Betel Nut Beauties è una serie che ho iniziato quando sono tornata a Taiwan per la prima volta dopo oltre dieci anni. Come parte della diaspora taiwanese, la mia comprensione di Taiwan era stata messa in ombra dalla posizione della regione come merce di scambio nella lotta di potere tra Cina e Stati Uniti. Il mio desiderio era quello di esplorare le peculiarità di Taiwan che erano rimaste nei miei ricordi d’infanzia e di conoscere un lato più sfumato della mia cultura.

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9° classificato
Giulio Piscitelli con CHIANCA
Napoli è una città con tanti volti, spesso contrapposti che consuma la sua bellezza e sopravvive alla sua ferocia lasciva condivisa con tutti i suoi avventori. Una città dalla storia millenaria, amata e odiata da chi la vive tutti i giorni e da chi la visita solo per un breve periodo.
Tutto sul banco e sotto gli occhi di tutti, come in una macelleria dove si può scegliere il pezzo di carne che si preferisce: da pregiato filetto, allo scarto di maiale utile per cucinare una umile pasta e fagioli.
Ecco, Napoli è un banco di macelleria, una Chianca, volendo utilizzare un termine dialettale antico.
Da questa prospettiva non credo sia possibile affrontare, per me che sono un figlio di questi luoghi, il racconto di Napoli solo attraverso un approccio documentaristico, ma mischiando quest’ultimo con una serie di sensazioni trasformate in fotografie.
Una serie di immagini che si configura come un esercizio di catalogazione di esperienze legate alla mia professione di fotografo documentarista, ma anche del mio vissuto personale, spesso non direttamente legato alla volontà di raccontare specificamente qualcosa.

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8° classificato
Celine Croze con MALA MADRE
Nel cimitero di Lara, in Venezuela, al calar della notte, gli uomini disseppelliscono i corpi alla ricerca di resti d’oro. I sudari ricoprono il terreno e le anime inquiete vagano. In mezzo a questo caos, cresce una pianta chiamata Mala Madre. Sono diventata ossessionata dalla sua ricerca, affascinata dalla sua bellezza e dal modo in cui rivendicava questo luogo. La sua scoperta ha aperto uno squarcio nella mia storia. Ho immaginato una storia: una donna che aspetta un amore che non arriverà mai, i suoi figli immaginati che diventano lacrime. Si trasforma in Mala Madre, la madre delle anime perdute. Più mi collegavo a questa storia, più toccavo una verità innegabile: l’abbandono. Dal 2015, cinque milioni di persone sono fuggite, lasciando quasi 2,5 milioni di orfani, i “Dejados atrás” (coloro che sono rimasti indietro). In questo deserto, ho attraversato il limbo di un mondo sull’orlo del precipizio, dove sopravvivenza e fuga esistono. Il racconto mi ha permesso di aprire un dialogo tra il soprannaturale e questa tragica realtà.

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7° classificato
Giulia Gatti con CORAZONADA
Nell’Istmo di Tehuantepec, a Oaxaca, sorge un territorio che ha cercato di costruire una sorta di “società matriarcale”. In uno Stato patriarcale come il Messico, questo luogo resiste, con le sue contraddizioni. Il lavoro fotografico di Giulia Gatti si concentra sulle donne che abitano questa terra e su un immaginario fatto di mistero, erotismo, nostalgia e spiritualità. “Sgretolare l’immagine della donna, creare un ritratto sensuale, scoprire un erotismo di radice” — spiega l’artista. Corazonada è l’intuizione che precede il sentimento, l’azione che tocca il cuore. Giulia Gatti smonta la convenzione, decostruisce il ruolo di madri, spose e figlie, e ci presenta un mondo simbolico e magico, dove il femminile non è un genere, ma un modo di essere in relazione. Corazonada nasce da viaggi e collaborazioni con le donne dell’Istmo, ed esplora il desiderio di indipendenza e potenza, sovvertendo la tradizione con provocazione.

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6° classificato Ex Aequo
Pietro Lazzaris con TRUCKING
Queste immagini raccontano la storia di una vita spesso invisibile: volti segnati dal tempo, mani consumate, la solitudine di una casa che coincide con il luogo in cui il camion viene parcheggiato per la notte. Un tempo vivaci e affollate di cameratismo, le mense delle aree di sosta per camionisti ora appaiono desolate. I conducenti, spesso isolati e sotto pressione, sentono la libertà della strada aperta restringersi sempre di più.
In un mondo in rapido cambiamento, i camionisti americani rimangono tra le figure più resilienti, attraversando il paese mentre portano avanti ideali profondamente radicati di indipendenza, determinazione e perseveranza. Questi autisti sono stati definiti il flusso vitale dell’economia americana.

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6° classificato Ex Aequo
Marco Waldis con WHERE THE WEST ENDS
Where the West Ends esplora i confini dell’immaginario statunitense tramite la cittadina di Forks, nel Pacific Northwest — luogo che rappresenta il limite simbolico dell’espansionismo statunitense a ovest e i cui abitanti incarnano tuttora lo spirito della frontiera che da sempre caratterizza l’identità americana.
Nato da un periodo di ricerca e dal dialogo con la comunità, il lavoro affronta temi centrali della cultura del paese: l’ingenuity come forma di sopravvivenza, il rapporto con la natura, l’individualismo e la persistenza del Destino Manifesto — quell’idea formulata da O’Sullivan nel 1845 secondo cui gli Stati Uniti erano destinati a “diffondersi attraverso il continente”.
A Forks, il paradosso del West contemporaneo emerge nei paesaggi sconfinati, le condizioni climatiche avverse e nei volti dei locali, che rendono visibili i segni di un’America sfaccettata e in trasformazione.

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6° classificato Ex Aequo
Lys Arango con UNTIL THE CROW GROWS BACK
Il cambiamento climatico sta distruggendo i raccolti di centinaia di migliaia di piccoli agricoltori, alimentando una crisi umanitaria: in Guatemala, un bambino su due soffre di malnutrizione cronica, il tasso più alto dell’America Latina e dei Caraibi. Più di quattro milioni di persone nel Paese non hanno un’alimentazione adeguata, il che colpisce soprattutto le comunità indigene Maya, custodi della coltura del mais.
Questa storia ci porta attraverso i villaggi del “corridoio secco”, dove il tasso di malnutrizione cronica raggiunge l’80% della popolazione.

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5° classificato Ex Aequo
Rody Oliveira con PORTRAITS OF IDENTITY
“Portraits of Identity” è un progetto fotografico intimo che celebra la bellezza, la resilienza e la creatività della comunità LGBTQIA+ nera di Rio de Janeiro. Attraverso ritratti delicati ma potenti, il libro rende omaggio a vite spesso emarginate, rivelando storie di gioia, lotta, amore e liberazione.
Il lavoro è iniziato nel 2019, quando il fotografo Rody Oliveira è tornato a Rio dopo cinque anni di assenza. Di fronte a un clima politico ostile alle minoranze, ha scelto la fotografia come forma di resistenza e affermazione. Quello che era iniziato con il progetto Carioca, Negro & Queer è stato interrotto dalla pandemia, ma in seguito si è evoluto in nuove direzioni. Spostando la sua attenzione sulla sua città natale, Barra de Guaratiba, Rody ha abbracciato la fotografia analogica, cercando intimità e presenza in ogni scatto.
Questo libro è sia una lettera d’amore alla sua comunità sia una sfida alle narrazioni imposte. Dai tranquilli pomeriggi con i suoi partner alle vivaci notti in città, cattura la molteplicità dell’esistenza queer nera a Rio. Più che una documentazione, è un linguaggio condiviso di tenerezza, resistenza e gioia: una visione della città attraverso gli occhi di coloro che rivendicano il loro posto al suo interno.

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5° classificato Ex Aequo
Anya Tsaruk con I HOPE YOUR FAMILY IS SAFE
«L’arte sulla guerra non nasce dall’ispirazione. Nasce dal dolore che ha bisogno di essere espresso, esternato, urlato».
Dopo nove anni vissuti all’estero, la fotografa ucraina Anya Tsaruk torna nella sua terra natale per documentare la vita dei suoi cari durante la guerra. Intitolato “I Hope Your Family is Safe”, il progetto riprende un incoraggiante augurio espressole dagli stranieri e offre una prospettiva tenera e ricca di sfumature sull’Ucraina di oggi, un paese che convive con il dolore e la devastazione, ma che spesso viene trascurato. Attraverso il progetto, Tsaruk mira a contribuire al mosaico dell’identità ucraina, una visione dell’Ucraina che riflette il coraggio, la vulnerabilità, la sfida e il desiderio di libertà del suo popolo. Con un approccio delicato e intimo, la fotografa spera di suscitare empatia che non sia radicata nella pietà, ma nelle esperienze umane condivise. Con cura e sensibilità, Tsaruk ci invita a notare ciò che diventa particolarmente prezioso quando la vita è vissuta sotto minaccia: la sacra normalità nella vita delle persone che chiamano l’Ucraina casa.

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4° classificato
Pablo Piovano con MAPUCHE
Mapuche significa “popolo della terra”. È il nome degli indigeni che abitano da tempo immemorabile la Patagonia sudamericana. Questo popolo ha resistito all’invasione spagnola del XVI secolo e poi alla formazione degli Stati del Cile e dell’Argentina, che alla fine del 1800 hanno commesso un genocidio che non è ancora stato riconosciuto dalla storia ufficiale. Attualmente, le comunità Mapuche si ribellano su entrambi i versanti delle Ande (Argentina e Cile) per difendere l’acqua e la terra dall’avanzata delle industrie petrolifere, forestali, idroelettriche e minerarie. Dal 2018, il fotografo Pablo Piovano ha viaggiato attraverso questa regione ritraendo la vita quotidiana delle comunità, il processo di recupero culturale e territoriale di queste popolazioni e i conflitti che si verificano in quei territori.

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3° classificato
Alessio Cassaro con I STAY, I RESIST
Quattordici storie libanesi di quotidiana resistenza di fronte alle continue aggressioni israeliane. Il progetto racconta le storie di vita di persone che hanno vissuto a Beirut in due mesi di indiscriminati attacchi israeliani, condividendo le loro quotidianità, le loro passioni, e il loro concetto di resistenza alla distruzione. Colmando un vuoto lasciato dai media concentrati meramente sulle breaking news, il progetto ritrae la vita di persone che, nonostante le circostanze, hanno scelto di restare: quindi, di resistere.

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2° classificato
Lorenzo Tugnoli con IT CAN NEVER BE THE SAME
“It Can Never Be the Same” raccoglie immagini scattate tra il 2019 e il 2023, durante anni di profondo cambiamento in Afghanistan: dai negoziati di pace tra Stati Uniti e Talebani, al crollo della Repubblica, fino al ritorno al potere dei Talebani. Le fotografie raccontano un paese in trasformazione, visto attraverso lo sguardo di un fotografo straniero che ne ha attraversato la complessità per oltre un decennio.

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1° classificato
Jehad Al-Sharafi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Omar Ashtawy, Said Mohmad Jaras, Shadi Al-Tabatiby con I GRANT YOU REFUGE a cura di Paolo Patruno
“I GRANT YOU REFUGE”, è una mostra fotografica collettiva il cui titolo trae ispirazione dall’omonima poesia della scrittrice e poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa nella sua casa nel sud di Gaza da un raid israeliano il 20 ottobre 2023.
La mostra si propone di dare voce e visibilità alle sofferenze e alle atrocità che il popolo palestinese sta subendo, nel silenzio assordante dei media occidentali, grazie alle straordinarie immagini fornite da sei fotografi della Striscia di Gaza in rappresentanza delle decine di fotoreporter che vivono e lavorano nella zona, come testimoni oculari di uno dei conflitti più devastanti del nostro tempo.
Il progetto vincitore sarà esposto all’interno del nuovo spazio di Perimetro, Camera 77, in apertura nei prossimi mesi a Milano, in via Padova 77.